Gravidanza

Aumento ponderale in gravidanza: come si compone e cosa sapere

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di Elena Cerboncini il
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Chiariamolo subito una volta per tutte: le future mamme in dolce attesa che si vedono lievitare e appesantire mese dopo mese con una certa apprensione, domandandosi se mai ritroveranno la linea iniziale, possono tirare un sospiro di sollievo.

Non è certo il tessuto adiposo il principale componente di quei 7-10 chili fisiologici in più che si acquisiscono in gravidanza: basti pensare che le riserve di grasso corporeo rappresentano soltanto il 30 % dell’aumento ponderale complessivo. Infatti, potranno essere massimo 3 o 4 i chili di tessuto adiposo accumulati dalle gestanti: il restante incremento ponderale è composto dal feto, dalla placenta in progressivo aumento, dal liquido amniotico (che al nono mese arriva ad essere ben mezzo litro), da una generale ritenzione idrica, dal seno in aumento che si prepara all’allattamento, ed infine, dall’incremento del volume plasmatico.In altre parole, la parte liquida del sangue durante la gravidanza cresce arrivando ad avere un incremento volumetrico di addirittura due litri a fine gestazione.

Dopo il parto tutti questi parametri ritornano velocemente alla normalità, e, complici l’allattamento (che comporta un dispendio calorico di circa 500 calorie giornaliere), le notti in bianco ed una moderata attività fisica, la neomamma potrebbe riuscire a tornare al suo peso originario anche nel giro di un mesetto.

Ovviamente si sta valutando una situazione in cui l’incremento ponderale sia fisiologico; non esistono comunque regole ferree in merito, poiché l’aumento di peso ideale in dolce attesa varia leggermente anche in relazione alla costituzione della futura mamma. Per una donna normopeso l’aumento ponderale consigliato si attesta tra i 7 e i 12 chili al massimo; ma se consideriamo una donna sottopeso in partenza, il ginecologo ammetterà qualche chilo in più. Opposta la situazione di una donna che inizi la gravidanza sovrappeso: in tal caso il ginecologo monitorerà attentamente l’aumento ponderale consigliando eventualmente il supporto di un dietologo per calibrare la dieta, in modo da avere un incremento ponderale minimo. Al proposito, è utile ricordare che una gestazione in sovrappeso non comporta necessariamente il rischio di un bambino sovrappeso: il feto continuerà a nutrirsi assorbendo soltanto il necessario, ma è la futura mamma che potrà incorrere in numerose complicazioni quali diabete gestazionale, preeclampsia (patologie che potrebbero addirittura implicare un feto sottopeso), emorroidi, mal di schiena e difficoltà al momento del parto con maggiore probabilità di ricorso al cesareo.

Quale atteggiamento dovrebbero adottare le future mamme per vivere la gravidanza serenamente?

Intanto meglio evitare di pesarsi continuamente, con l’unico risultato di aumentare situazioni controproducenti di ansia e stress. Pesarsi una volta al mese, durante la visita dal ginecologo, sarà più che sufficiente. Basterà poi ricordare che il vecchio adagio della donna “in dolce attesa si dovrebbe mangiare per due”, è stato smentito da nutrizionisti e ginecologi, e ricordare che una donna incinta dovrebbe aumentare il fabbisogno calorico di appena 300 calorie rispetto alle 2000 giornaliere necessarie alla donna adulta. Come dire, uno yogurt e una porzione di frutta in più rispetto a ciò che si mangia normalmente potrebbero andare benone. Fondamentale sarà invece puntare sulla qualità della dieta, che dovrà essere ovviamente sana, ben calibrata e ricchissima di frutta, verdura, fibre e legumi.

E’ utile considerare, infine che, uno scorretto incremento ponderale potrebbe essere legato ad un malfunzionamento della tiroide: un ipotiroidismo latente potrebbe far aumentare troppo il peso così come un ipertiroidismo potrebbe far acquisire un peso insufficiente. Niente paura: gli esami dei parametri tiroidei vengono prescritti di routine ad inizio gravidanza, ed eventuali disturbi possono essere scoperti subito e corretti con una terapia mirata.

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