Educare un figlio

Un bambino vivace non è un bambino “malato”

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di Michela Gregoris il
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Troppo spesso un bambino vivace viene visto come un problema e si va subito in cerca  della “diagnosi“: ma la vivacità non è una malattia, e prima di andare alla ricerca di un certificato che dimostri che un bambino ha bisogno di attenzioni particolari, meglio rivolgersi a un esperto che possa indirizzarvi al giusto comportamento con il vostro figlio vivace (o con altre problematiche legate all’apprendimento).

I bambini non sono tutti uguali, e anche in classe si vedono delle differenze a volte anche grandi: ma questo non significa che un bambino vivace, o all’opposto, un bambino più timido e riservato abbiano per forza bisogno di cure particolari, o un trattamento speciale pena l’incapacità di apprendere. Che ci siano delle difficoltà nell’apprendimento in alcuni casi non deve allarmare troppo i genitori: prima di ricorrere a diagnosi, medicinali, o richieste speciali per insegnanti di sostegno, meglio capire bene se si tratta di un vero e proprio disturbo o piuttosto solo di un’inclinazione caratteriale.

Importante è in questo il ruolo della scuola, che deve poter rassicurare i genitori che prima di tutto bisogna trovare il metodo giusto per inserire questi bambini all’interno del gruppo classe: spesso, infatti, è sufficiente la collaborazione dei coetanei per aiutare un bambino con qualche difficoltà. Gli insegnanti, sempre più qualificati, potranno pensare a dei percorsi specifici che siano in grado di inserire l’alunno nel gruppo, per esempio, perché vale la regola che “in gruppo è meglio”. Le attività di “apprendimento sociale” infatti sono in grado di far ottenere ottimi risultati in questo senso, anche perché agiscono sulla plasticità neuronale che è tipica dei bambini.

Come genitori, dunque, è importante prima di richiedere con insistenza che al proprio figlio sia riservato un trattamento speciale, prima di richiedere diagnosi di invalidità e insegnanti di sostegno, è bene assicurarsi che sia stato fatto davvero il necessario per favorire l’inserimento del bambino nel gruppo classe. Lo smisurato allargamento della diagnostica psichiatrica viene ampiamente criticato anche dagli esperti, perché in questo modo si rischia di alterare la percezione di disabilità rendendo più difficile il recupero e la crescita.

 

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