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Tuo figlio si muove abbastanza?

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di Serena Pace il
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Dai dati provenienti dalla “Relazione sullo stato sanitario del Paese 2001-2002” riguardanti l’attività fisica, emerge un preoccupante andamento: aumenta il numero dei sedentari e tale fenomeno assume particolare rilievo nelle fasce di età giovanile.

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Il tradizionale nemico dello sport e fautore di sovrappeso ed obesità per i ragazzi di tutto il mondo è il tempo passato davanti alla televisione.

Secondo i dati della National Survey, i ragazzi che passano più di quattro ore davanti alla televisione hanno un peso corporeo molto più alto rispetto ai coetanei che restano davanti al video meno di due ore.

Fin dai primi giorni di vita, il movimento è un elemento utile ed indispensabile per la crescita.

Attraverso l’attività motoria, il bambino prende coscienza di se stesso e del mondo che lo circonda e sviluppa gradualmente le proprie potenzialità sia fisiche, sia psicologiche.

E’ quindi di fondamentale importanza garantire ai nostri figli la possibilità di esprimersi attraverso un’attività motoria adeguata alle varie fasi di crescita.

Nei primi mesi di vita il movimento è indispensabile al neonato  per sviluppare i muscoli, per acquisire il senso dello spazio e per migliorare le capacità di coordinazione delle varie parti del corpo.

Per aiutarlo a sviluppare le proprie potenzialità, è importante stimolare il bambino cambiando la sua posizione nello spazio e lasciandolo il più possibile libero di muoversi: in questo modo imparerà a reagire agli stimoli e ad adattarsi col tempo ad assumere la posizione seduta, a gattonare e infine a camminare.

Quando il nostro bambino inizierà a camminare, dobbiamo dargli la possibilità di mettere alla prova le proprie capacità: lasciamolo libero di muoversi, di superare i piccoli ostacoli che potrebbe incontrare e di rialzarsi da solo dopo qualche inevitabile caduta, ovviamente senza mai perderlo di vista.

Grazie a questo esercizio, il piccolo acquisirà fiducia in se stesso e imparerà a muoversi con disinvoltura e agilità.

Crescendo sarà poi importante proporre al bambino un’attività fisica adeguata alle nuove capacità acquisite, dalle prime corse fino ad intraprendere un vero e proprio sport.

La pratica di un’attività fisica regolare è fondamentale durante l’infanzia perché garantisce tutta una serie di benefici:

irrobustisce il fisico aiutando a prevenire malattie che potrebbero svilupparsi nelle età successive come l’arteriosclerosi, l’ipertensione arteriosa e le malformazioni della colonna vertebrale; aiuta a controllare il grasso e il peso corporeo, prevenendo e contribuendo a risolvere problemi di sovrappeso, favorisce un ritmo di sonno-veglia equilibrato e salutare; contribuisce allo sviluppo delle ossa in fase di crescita e aiuta a ridurre lo stress e le ansie.

Può contribuire ad uno sviluppo armonioso della personalità del bambino grazie alla possibilità di socializzare ed alle regole comportamentali che è necessario apprendere per inserirsi in una squadra.

Ad una prima lettura potrebbe sembrare esagerato parlare di attività sportiva in relazione ad un bambino di cinque/sei anni ma non dimentichiamoci che questi sono gli anni più importanti in cui educare i nostri bambini verso uno stile di vita corretto che comprende da un lato una giusta alimentazione, dall’altro un adeguato movimento fisico.

Occuparci oggi di questi due fattori significa non dover un domani avere bambini obesi che devono rivolgersi ad un dietista con tutte le difficoltà e lo stress psicologico che ne derivano.

Ora che abbiamo capito l’importanza dello sport, qualora decidessimo di far fare a nostro figlio un’attività fisica strutturata, il primo passo è capire se la richiesta di svolgere un’attività fisica organizzata proviene dal bambino o da noi genitori.

Spesso il bambino mostra semplicemente una decisa e naturale volontà di muoversi, mentre è del genitore il desiderio di iscriverlo ad un corso piuttosto che ad un altro, magari per motivi di comodità organizzativa nella gestione familiare.

La prima indicazione da dare è che il bambino si deve divertire; iscriverlo ad un corso, magari prestigioso, dove però il piccolo allievo non si trova a suo agio, è sicuramente deleterio.

Poiché normalmente le scuole di avviamento sportivo accettano i piccoli principianti dai cinque anni in su, soffermeremo la nostra analisi alla fascia di età compresa tra i cinque ed i sette anni.

In questo periodo di crescita, il bambino ha forti motivazioni allo sport; quando si appassiona ad un’attività motoria, ovviamente sotto forma di gioco e di divertimento, manifesta un grosso impegno ed evidenzia la presenza di una motivazione concreta e dominante.

Probabilmente i due fattori primari che agiscono da molla sono il gioco e l’agonismo.

In particolare l’agonismo traduce bisogni della persona del tutto naturali, in questa età, collegati all’aggressività, all’auto-affermazione, all’interazione con la realtà.

L’agonismo, dunque, essendo un fattore compensativo, equilibratore e liberatorio, se viene vissuto in un contesto organizzato, gestito da un istruttore preparato, ed adeguatamente controllato, funziona da decongestionante psichico, favorendo la crescita psichica ed emotiva dell’allievo.

La pratica sportiva con manifestazioni agonistiche, quindi, magari non risolve, ma contribuisce a lavorare sui bisogni e le ansie individuali del bimbo, favorendo anche il suo inserimento “sociale”.

 

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