Psicologia infantile

Troppi NO fanno bene??

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di Chantal De Honestis il
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Fare i genitori è un e vero e proprio mestiere; quale genitore non si domanda costantemente se sta facendo la cosa giusta, se dovrebbe o potrebbe fare meglio, e via dicendo. Sin dai primi mesi di gravidanza ci troviamo a pensare a come educare i nostri figli, a riflettere sull’educazione ricevuta dai nostri genitori, su cosa prenderemo esempio e su cosa, invece, cambieremo.

Poi i bambini arrivano e stravolgono tutti i nostri buoni propositi.

Spesso si associa il concetto di educazione con la quantità di NO che siamo capaci di dire ai nostri piccoli, ma è davvero così?? Dire troppo spesso di NO, li aiuta a crescere o li limita? Insomma, troppi NO fanno bene?

Il mondo è cambiato e con esso i principi su cui si fonda l’educazione di un figlio. Una volta il dire di NO al bambino veniva interpretato come l’affermazione dell’autorità del genitore, che attraverso la negazione spingeva i figli a maturare e trasmetteva il senso di responsabilità; col tempo, però, ci si è accorti che dire troppi no, non solo non ottiene gli effetti desiderati, ma può essere addirittura dannoso.

Per un bambino trovarsi in un mondo di No equivale a una vera e propria coercizione della sua personalità; negando a oltranza ogni sua richiesta si pongono inutili ostacoli alla necessaria e naturale fase di sperimentazione del bambino, quindi alla sua crescita. Non è difficile poi capire come questo lo spinga a infrangere le regole appena possibile.

Le regole e i NO sono necessari per una corretta crescita ed educazione, ma come si dice… il troppo storpia..

I bambini sono molto perspicaci e sensibili, imparano più facilmente ad ascoltare i propri genitori non se questi dicono loro troppo spesso di no, ma al contrario se riducono i divieti all’essenziale.

I NO che deciderete di dire devono essere pochi e chiari, espressi con fermezza, devono porre un limite realmente necessario e motivato. Un bimbo vi rispetterà molto di più se le negazioni che imporrete saranno contenute e ampiamente giustificate; cosa che al contrario non succederà se dalla vostra bocca usciranno NO a raffica.

Nell’uso del NO nell’educazione del bambino, sia come espressione verbale che come negazione generica al fare o dire qualcosa, dovrete ricordare che i piccoli sono naturalmente inclini a seguire l’esempio dei genitori; se eccederete con le limitazioni e i divieti, quindi, non stupitevi se a una vostra richiesta riceverete come risposta un NO!!!

Per essere sereno ed equilibrato, un bimbo dovrà essere libero di esprimersi, ma perfettamente consapevole del fatto che esistano dei limiti e delle regole entro cui dovrà restare. I troppi paletti fatti da “NO, questo non si fa! NO, questo non si tocca, NO questo non si dice!!!!” potrebbero, invece, scatenare uno stato di frustrazione che presto o tardi sfocerà nella ribellione.

Nel dire No a un bambino, perciò, motiviamo sempre e accuratamente il perché del nostro rifiuto e cerchiamo, possibilmente, un’alternativa. Per esempio, se il nostro bimbo è un piccolo Tarzan a cui piace arrampicarsi sulla libreria, non sgridiamolo, ma spieghiamogli che è pericoloso e che potrebbe farsi gravemente male; invece di mettere in atto un divieto secco, proponetegli uno svago alternativo e sicuro che gli permetta di scaricare le proprie energie. Il risultato sarà comunque lo stesso – gli impedirete di arrampicarsi sulla libreria – ma non sarà percepito come un limite o un’imposizione categorica.  Il bambino, così, si sentirà coinvolto e partecipe nella decisione senza sentirsi frustrato.

Con un po’ di astuzia e tanta pazienza, si possono ottenere molti più risultati che imponendo ai bambini una sfilza infinita di NO!!!!

 

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