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Test di Teller: che cos’è e quando è indicato

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di Mara Martini il
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A differenza di altri sensi – come segnatamente l’udito – la vista non ha modo di svilupparsi molto durante i nove mesi di gestazione. Dalla nascita in poi, con il progressivo utilizzo degli organi visivi, il piccolo acquista via via maggiore acuità (la capacità di cogliere i dettagli più minuti), per arrivare ai canonici 10 decimi solo al compimento dei 2 anni. I neonati – come si sa – vedono poco: in sostanza distinguono luci e ombre e verso il mese di vita riescono a mettere a fuoco solo gli oggetti posti ad una distanza di 15-20 centimetri dai loro occhi.  Mentre, per quanto riguarda la acutezza visiva di un bambino più piccolo di 12 mesi, si può dire approssimativamente che sia di circa 30 volte inferiore a quella di un adulto.

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Verso i 5 anni o al massimo alle soglie della prima elementare – in assenza di disturbi specifici – i pediatri raccomandano di sottoporre i piccoli a visita oculistica ed esame della vista, per individuare e incominciare a correggere i principali difetti (miopia, ipermetropia, strabismo etc….) che possono presentarsi e che – se trascurati – finirebbero per peggiorare inesorabilmente con il progredire dell’età o comunque porrebbero il bimbo in una situazione di svantaggio rispetto agli altri compagni di scuola.

Ovviamente, prima dei 3-4 anni i bambini non sono in grado di rispondere adeguatamente ad un esame della vista classico (con lettura delle lettere, riconoscimento di numeri e figure etc.), però possono essere sottoposti ad un altro test, noto come Test di Teller, per “predire” e in qualche modo prevenire eventuali deficit ottici a cui  potrebbero essere predisposti. Dietro prescrizione obbligatoria del pediatra o dell’oculista, il Test di Teller può essere eseguito a partire dai 5 mesi, e mira soprattutto a stabilire – sia pur approssimativamente, visto che a questa età lo sviluppo della visione è ancora in divenire – il livello di definizione delle immagini percepite.

In pratica, i bimbi – stando in braccio alla mamma – vengono esortati dall’esaminatore a guardare 2 tavole accostate: una a righe bianche e nere, che si assottigliano sempre più; l’altra monocolore (grigia o bianca). A seconda del punto in cui i piccoli smettono di interessarsi alla prima tavola e trasferiscono il loro sguardo sulla seconda, il medico potrà avere un’idea dell’acuità visiva degli stessi. Più esattamente, la vista del bambino sarà tanto più acuta quanto più a lungo egli è rimasto a guardare la tavola a righe di spessore vieppiù decrescente.

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