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Stop ai troppi cesarei: premiati i punti nascita più virtuosi

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di Elisa Pessina il
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La Regione Lombardia e la Regione Lazio stanno mettendo a punto un nuovo sistema per disincentivare la pratica dei cesarei nei casi ritenuti non necessari, garantendo agli ospedali più virtuosi bonus e contributi regionali.

 

L’Italia è uno dei Paesi con il più alto numero di parti cesarei, superando notevolmente le soglie consigliate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel Bel paese in sostanza, 1 bambino su 3 nasce per via chirurgica: secondo quanto emerge dai dati pubblicati solo qualche settimana fa da Agenas, infatti, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, relativi al 2014, partorisce con l’aiuto del bisturi il 25,7% delle mamme alla prima gravidanza. Non solo. Sono candidate quasi certe al secondo cesareo, nell’eventualità di una nuova gravidanza, quante ne hanno già sperimentato uno. Questo nonostante il parto cesareo comporti rispetto a quello vaginale maggiori rischi per la donna ed il bambino. E allora perché si ricorre con una frequenza così preoccupante al cesareo? Perché gli ospedali riescono a farne una fonte di guadagno.

Le Regioni, a fine anno, infatti, contano gli interventi e, a seconda del numero e del tipo di operazione chirurgica, versano i contributi agli ospedali. Il parto cesareo è alto in classifica e fa guadagnare parecchio denaro agli ospedali. Un fenomeno che Lombardia e Lazio stanno tentando di arginare penalizzando le strutture ospedaliere che effettuano cesarei inutili, elargendo minori rimborsi regionali e premiando al contrario gli ospedali virtuosi con dei bonus.

In pratica, la Regione terrà conto di quante donne con gravidanza a termine hanno partorito con un cesareo, senza che il bambino fosse podalico (esclusi i casi di gemelli).  Ai punti nascita virtuosi, che manterranno più bassa la percentuale di cesarei di questo tipo,  la Regione rimborserà il 25% in più rispetto alla tariffa ordinaria per ciascun intervento. A quelli con le percentuali più alte, la Regione rimborserà il 10% in meno rispetto alla tariffa ordinaria. Il provvedimento comunque non riguarda naturalmente le gravidanze a maggior rischio: gemellari, o col bambino in presentazione podalica, o  nelle quali la donna abbia una cicatrice causata da precedenti cesarei. Analogo il meccanismo di calcolo e rimborso adottato nel Lazio.

Come stabilire quando serve un cesareo oppure no?

L’anno scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha suggerito l’utilizzo di uno strumento per valutare in modo più preciso l’appropriatezza dei cesarei, ossia la classificazione di Robson. Essa divide le partorienti in dieci classi in base alla settimana di gestazione in cui avviene il parto, alla presentazione podalica o cefalica, all’aver subito un precedente cesareo, alla gemellarità e così via. Per ciascuna di queste classi, gli esperti dell’OMS hanno fissato una percentuale ottimale di interventi chirurgici.

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