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Si mangia le unghie: come faccio a farlo smettere?

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di Mara Martini il
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L’onicofagia – la mania di mangiucchiarsi continuamente le unghie – è un “vizio” che si riscontra molto di frequente fra i bambini e gli adolescenti (e spesso anche fra gli adulti); ma rimproveri e punizioni non servono.Così come l‘abitudine a digrignare i denti o a torturarsi i capelli, si tratta di uno di quei comportamenti che gli psicologi definiscono “compulsivi” – ovverosia: “azioni messe in atto sotto la spinta di un impulso irresistibile al fine di placare uno stato di ansia e nervosismo”.

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Già da questa definizione si capisce dunque che l’onicofagia si associa a particolari sentimenti ed emozioni stressanti per il piccolo, a loro volta generati da situazioni complesse e destabilizzanti – come ad esempio,  l’arrivo di un fratellino, l’inizio della scuola, la separazione dei genitori…

Una volta sperimentato l’effetto calmante di una tale azione, questa rischierà di diventare per il bambino un cosiddetto “riflesso condizionato”, cioè egli tenderà a ripeterla come per un automatismo al verificarsi di date circostanze, e con frequenza e intensità vieppiù crescenti con il moltiplicarsi delle situazioni emotivamente critiche. (Per la reiterazione meccanica con cui si ripropone e per il suo associarsi a condizioni di malessere interiore, l’onicofagia può anche ricordare un tic, dal quale però differisce perché il suo esordio è di tipo volontario e cosciente, e non muscolarmente incontrollabile come quello del tic.).  

Rabbiafrustrazione e aggressività repressa sono gli stati d’animo che più spesso e più direttamente fanno scattare il comportamento. Diciamo, quindi, che mangiarsi le unghie – alle volte fino a spellare i polpastrelli – può essere una sorta di scaricatensione, un po’ quello che è per molti adulti la masticazione di un chewing-gum. Insomma, il mangiarsi le unghie significa voler convogliare tutte le energie negative su una sorta di diversivo, di distrazione rispetto all’oggetto che realmente suscita disagio.

In più, secondo l’interpretazione di molti esperti, la componente lievemente autolesionistica presente nell’onicofagia rappresenterebbe, specie nel bambino non piccolissimo, una sorta di volontà punitiva per sentimenti e desideri che egli stesso vive come moralmente sbagliati e che gli provocano forti sensi di colpa – esempio tipico è la gelosia e l’aggressività provata nei confronti del fratellino che sembra “rubare” l’affetto dei genitori.

Visto che – come detto – la ripetizione nel tempo di un tale comportamento diviene quasi automatica, sarà difficile riuscire a convincere nostro figlio a smettere, a suon di sgridate e castighi; anzi, accrescere in lui dei sentimenti di colpevolezza potrebbe portare a peggiorare la situazione, innestando un vero e proprio circolo vizioso, anche se magari il piccolo cercherà di evitare di farsi vedere mangiare le unghie dai genitori e – peggio! – inizierà a coltivare il suo vizio di nascosto. E poca probabilità di successo avranno anche le prediche volte a spiegare razionalmente perché “non si fa” (ragioni igieniche, estetiche, di buona educazione etc….). 

Che fare, allora?

  • Anzitutto, prima di intervenire, mamma e papà dovrebbero mettersi ad osservare il proprio figlio per capire in quali momenti e in risposta a quali stimoli emozionali, l’onicofagia “scatta”.
  • Se si pensa che il problema potrebbe risiedere in una percepita carenza di affetto, allora cercare di rassicurare il piccolo riguardo l’amore che i genitori provano per lui, e magari dargliene prova dedicandogli un po’ più di tempo. 
  • Qualunque sia il disagio all’origine di questo “vizio”, stimolare il bambino a tentare di spiegarlo con parole sue.
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  • Fargli capire che anche provare emozioni e sentimenti negativi nei confronti di altre persone è una cosa naturale (in certi casi ed entro certi limiti), che capita anche a mamma e papà.
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  • Infine, lasciargli la possibilità di esprimere e scaricare le tensioni attraverso il gioco, meglio se all’aria aperta, o lo sport.

Nei casi più “ostinati”

Se la cattiva abitudine di mangiarsi le unghie è davvero tanto radicata, si potrà intanto provare a stabilire con il bambino dei piccoli obiettivi a breve termine, lungo la strada della “guarigione” – come, ad esempio, cercare di resistere alla tentazione di mangiarsi le unghie per un tempo determinato – gratificandolo quando riesce a raggiungerli.

 

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