Psicologia infantile

Se non parla arrivato all’anno, anno e mezzo

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di Michela Gregoris il
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In generale i bambini, dopo il periodo della cosiddetta “lallazione”, in cui tendono a giocare con le parole imitando i suoni che sentono dagli adulti, iniziano, attorno all’anno di età, a usare le parole in modo più consapevole e con intento comunicativo, cioè con la precisa funzione di comunicare qualcosa al genitore e a chi li circonda. I dodici mesi sono però un’età indicativa: non tutti i bambini sviluppano le stesse capacità nello stesso momento, e come in tutto ciò che li riguarda, si possono avere casi di precocità o di lieve ritardo.

In linea di massima, verso i due anni i bambini presentano già un linguaggio ricco, ma non per tutti è così. Alcuni, per esempio, mostrano di comprendere bene ciò che viene detto loro, ma la loro capacità di espressione si sviluppa più tardi. Niente di preoccupante: bisognerà solo avere pazienza senza forzare il bambino a parlare, in modo che il processo avvenga spontaneamente senza costrizioni.

Le cosiddette dislalie, cioè le anomalie infantili di pronuncia, invece, regrediscono con il passare del tempo, e solo in alcuni casi sarà necessario l’intervento di un logopedista per correggere, superati i cinque-sei anni, il difetto di pronuncia.

I casi meno frequenti sono invece quelli di un vero e proprio ritardo nel linguaggio (definito in questo modo entro i tre anni), o, caso diverso ancora, un vero e proprio ritardo nello sviluppo. Per valutare correttamente quest’ultimo, però, non è tanto importante prendere come riferimento l’età del bambino che ancora non parla, quanto la compresenza di altri tipi di ritardo nello sviluppo, che comprendono sia lo sviluppo motorio che la capacità di interazione sociale. È infatti davvero molto raro che si sviluppi un ritardo esclusivamente nel linguaggio: quest’ultimo è in genere solo la punta di un iceberg. 

La prima cosa che va esclusa in caso di ritardo protratto nello sviluppo del linguaggio è una eventuale sordità. In seguito, andrà valutato lo sviluppo psicomotorio del bambino, una cui eventuale anomalia può manifestarsi anche con il ritardo nel linguaggio (ma non solo).

Ricordate dunque, prima di ogni allarmismo, che l’anno–anno e mezzo indica un’epoca nella quale in media un bambino inizia a parlare, ma questa capacità può svilupparsi anche più tardi. Solo nel caso in cui l’anomalia si protragga più in là nel tempo e a essa siano associati altri tipi di disturbi, allora potreste trovarvi di fronte a un vero e proprio ritardo nello sviluppo, e sarà dunque necessario rivolgersi al pediatra che vi indicherà come procedere per capire il sintomo di cosa possa essere il ritardo nel linguaggio di vostro figlio.

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