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Scarlattina: una volta e mai più?…

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di Mara Martini il
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Fra le malattie esantematiche, la scarlattina è un po’ “atipica”. Classificata nello stesso gruppo di morbillo, varicella, rosolia & co., per la caratteristica comparsa dell’esantema (cioè dell’eruzione cutanea), la scarlattina si distingue però da tutte le altre per il fatto di essere causata da un batterio anziché da un virus.

Lo Streptococco Betaemolitico di gruppo A – responsabile oltre che della scarlattina, anche di polmoniti batteriche, faringiti e impetigine – è un agente molto contagioso e aggressivo, e per questo richiede una terapia antibiotica. Questo batterio si trasmette molto facilmente per via aerea e attecchisce soprattutto nei bambini di età compresa fra i 3 e i 10 anni.

I primi sintomi della malattia sono: febbre alta, mal di gola, malessere diffuso e – a volte – tonsillite; solo il secondo o terzo giorno compaiono le piccole macchie, rosse e appena in rilievo, che da ascelle e inguine si diffondono poi al collo e al volto. Un carattere tipico della sintomatologia, che permette di distinguere con facilità la scarlattina dalle altre esantematiche, è il fatto che l’area intorno alla bocca è esente da macchie mentre la lingua diventa di colore rosso acceso.

Alla pesantezza delle manifestazioni  tipiche della malattia, si aggiunge il fatto che la scarlattina può esporre i piccoli ad alcune complicanze anche serie, come: tracheite, polmonite, nefrite e febbri reumatiche. Ma c’è da dire che la cura antibiotica riduce enormemente tali rischi.

Infine, un altro elemento (sfortunatamente) distintivo della scarlattina è che… non assicura un’immunità permanente! Data la presenza di numerosi ceppi diversi dello stesso Streptococco Betaemolitico, infatti, è possibile esserne contagiati più volte nel corso della vita, ad opera di ceppi differenti.

Ecco perché, non esistendo alcun vaccino contro la scarlattina, il miglior modo per evitare di contrarla (o ri-contrarla) o di farla contrarre (o ri-contrarre) ai nostri figli è applicare le ordinarie norme di profilassi, come: l’evitamento dei soggetti già contagiati; la separazione – in famiglia – degli oggetti utilizzati dai malati da quelli dei membri “sani”; la scrupolosa pulizia di stoviglie, asciugamani etc.; e, naturalmente… il frequente lavaggio delle mani.

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