Gravidanza

Riabilitato il pesce nella dieta delle gestanti

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di Carla Pistone il
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Recenti ricerche ridimensionano il rischio di danni al feto provocati dal mercurio contenuto nel pesce.

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Mangiare pesce fa bene – si sa – e mangiarlo in gravidanza sarebbe ancora più indicato per gli elementi essenziali che contiene ed apporta, se non fosse per il rischio legato al fatto che alcune specie di pesce costituiscono la principale fonte alimentare di mercurio.

I benefici del pesce

Il pesce contiene molti acidi grassi insaturi, una categoria di grassi che, al contrario di quelli saturi, non solo non arrecano danni all’organismo, ma addirittura lo proteggono. Gli acidi grassi si dividono in monoinsaturi e polinsaturi e tra questi ultimi gli omega 3 – di cui il pesce grasso è particolarmente ricco – possiedono importanti proprietà antiossidanti per il nostro corpo e per quello dei nostri bambini, poiché sono in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione negativa, che si esprime con l’invecchiamento cellulare e la vulnerabilità alle malattie.

Inoltre questi grassi intervengono nello sviluppo del nostro sistema nervoso, in particolare in quello visivo e cognitivo. Ecco perché il feto in particolare – ma anche il lattante – ha bisogno di assumere acidi grassi omega 3 attraverso l’alimentazione della madre. Questi grassi sono infatti definiti essenziali, perché l’organismo umano non è in grado di produrli autonomamente e pertanto deve introdurli con la dieta, in particolare con il pesce.

Le specie di pesce più ricche in omega 3 sono il salmone, il pesce spada, il tonno, gli sgombri, le sardine e le aringhe. Tuttavia vi sono anche fonti vegetali di omega 3, come i semi di lino, i legumi, le noci e l’olio di soia.

I rischi legati al mercurio

Il problema è che il pesce può rivelarsi una fonte non trascurabile di mercurio, un metallo pesante tossico per l’organismo che si accumula nel tessuto nervoso di questi animali sotto forma di metilmercurio, rischiando di trasferirsi sulle nostre tavole. La forma metilata di mercurio è in effetti la più pericolosa, e la sua assunzione durante la gravidanza può comportare serie alterazioni dello sviluppo cerebrale del feto. Il rischio è collegato soprattutto al consumo del pesce pescato in mari contaminati, mentre il consumo di pesce d’allevamento è da questo punto di vista relativamente più sicuro.

Le ultime ricerche

Fortunatamente, notizie più confortanti provengono da una recente ricerca, pubblicata dalla rivista scientifica Environmental Health Perspectives, che conferma i benefici del pesce in gravidanza, ridimensionando l’idea che l’assunzione di questo alimento aumenti i livelli di mercurio. Il pesce infatti inciderebbe solo su una piccolissima parte dei livelli di mercurio nel sangue, mentre i benefici legati al consumo di prodotti ittici durante i nove mesi sono superiori ai possibili rischi.

Una piccola guida

È possibile mangiare pesce potenzialmente ad elevato contenuto in mercurio (tonno, branzino) fino a tre volte al mese, considerando una porzione di 170 grammi. Altri pesci contengono quantità minime del metallo incriminato e possono quindi essere consumati più spesso: fino a 6 porzioni da 170 grammi al mese pesci come l’orata e il merluzzo e fino a due porzioni a settimana altre specie come il salmone, il nasello, la sogliola, le aringhe e le sardine.

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