Rimanere Incinta

Quando nascerà? Dipende dal concepimento

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di Carla Pistone il
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Hai appena scoperto di essere incinta? Allora ti starai già chiedendo se sarà un maschio o una femmina, se avrà i tuoi occhi o quelli di suo padre. Sì ma… quando nascerà? Quando potrai dire che siano effettivamente trascorsi i fatidici 9 mesi?

In realtà la gravidanza umana dura mediamente 38 settimane (266 giorni), che corrispondono a 9 mesi e mezzo, se questi fossero tutti di 28 giorni. Ma poiché i mesi non sono tutti uguali – ed è difficile stabilire quando la gravidanza è effettivamente iniziata – in ginecologia si ricorre a metodi alternativi per calcolare la data presunta del parto.

Convenzionalmente  infatti la durata della gestazione si misura a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. Il calcolo in settimane a partire da quella data si chiama età gestazionale (o epoca gestazionale) e dura mediamente 40 settimane.

Realmente però la gravidanza non inizia con la mestruazione, ma con la fecondazione. Così, mentre il calcolo dell’età gestazionale fa riferimento al primo giorno dell’ultima mestruazione, l’età concezionale si calcola a partire dalla data del concepimento, che viste le caratteristiche del ciclo mestruale coincide con il 14esimo giorno del ciclo, cioè con il giorno dell’ovulazione in un ciclo di 28 giorni. Pertanto l’età concezionale risulta mediamente inferiore di 14 giorni all’età gestazionale.

Tuttavia l’ovulazione può verificarsi tra l’ottavo e il 20esimo giorno del ciclo anche nelle donne che hanno un ciclo regolare e quindi,  a meno di una misurazione ecografica dell’embrione – da effettuarsi tra l’ottava e l’11esima settimana – che ci darà la data esatta della gestazione,  raramente è possibile prevedere la data del parto sulla base del concepimento.

Per questo, per calcolare la data presunta della nascita del bambino, si contano 40 settimane (corrispondenti a 280 giorni) a partire dall’ultima mestruazione, in considerazione quindi dell’età gestazionale, con una possibile oscillazione di due settimane in più o in meno, in considerazione di un’età concezionale difficile da determinare, tranne nei pochi casi “fortunati” in cui la gestante può ricordare con sicurezza il giorno della fecondazione a causa della sporadicità dei suoi rapporti sessuali.

Ricordare la data del concepimento è importante anche sotto il profilo giuridico: la legge infatti riconosce al concepito la capacità di succedere a causa di morte e la capacità di ricevere per donazione – entrambe subordinate all’evento della nascita – mentre un altro importante aspetto riguarda il diritto della donna ad abortire: la famosa legge 194 del 1978 che disciplina la materia, stabilisce che è lecito interrompere volontariamente la gravidanza entro i primi 90 giorni, mentre oltre i 90 giorni di gravidanza tale possibilità è ammessa solo quando portare a termine la gestazione significa per la donna esporre la sua salute ad un serio pericolo.

Per la delicatezza della questione diventa quindi estremamente importante stabilire se nel computo di questi tre mesi ci si deve riferire all’età gestazionale – e quindi cominciare a contare dal primo giorno dell’ultima mestruazione – oppure all’età concezionale, e quindi partire dalla data del concepimento.

Sebbene la legge non elegga chiaramente una delle due opzioni, il calcolo deve riguardare i giorni effettivi di gravidanza. Quindi il medico a cui è affidato il compito di eseguire l’interruzione potrà scegliere liberamente tra età concezionale – se ha gli strumenti per farlo – ed età gestazionale, ma in questo caso dovrà sottrarre alla data delle ultime mestruazioni un certo numero di giorni, che va da quella data all’epoca presunta  – anche se non accertata –  del concepimento. 

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