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Piange sempre: cosa avrà?

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di Mara Martini il
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-Da 0 a 12 mesi, il pianto è l’unica o la principale modalità di comunicazione del bebè, la cui vita scorre a ritmi molto più lenti dei nostri e, soprattutto, è interamente scandita dalla soddisfazione dei bisogni primari: pappa, nanna e… pupù. Ma è anche un segnale di vitalità: non a caso è il modo in cui ciascuno di noi annuncia il suo arrivo al Mondo, fa il suo “debutto” sulla scena, non appena inizia a respirare in maniera autonoma. Niente panico, perciò, se per i primi mesi di vita del nostro piccolino ne sentiamo i lamenti durante gran parte del tempo in cui è sveglio. Gli esperti hanno così quantificato la durata media del pianto di un lattante:

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– 1 ora e 3/4 nelle prime 2 settimane di vita;

 

-2 ore e 3/4 dalla seconda settimana a un mese;

 

-2 ore – 2 ore e 3/4 durante il secondo mese;

 

– 1 – 2 ore dal secondo al terzo mese di vita.

 

Le “lacrime” dei bambini piccoli possono dunque esprimere tante cose, fra cui il disagio per la mancata realizzazione di quelle necessità fondamentali di cui parlavamo, ma anche – specie intorno all’anno di età – il bisogno di coccole e attenzioni da parte della mamma. Più raramente, possono essere il segnale di un malessere fisico importante. Pediatri e puericultrici, già durante il corso pre-parto, forniscono di solito ai genitori delle indicazioni di massima per imparare a distinguere le caratteristiche dei diversi tipi di pianto, e comportarsi di conseguenza. Di seguito una casistica delle situazioni più ricorrenti:

 

Pianto stizzoso e vigoroso accompagnato spesso da movimenti nervosi di braccia o gambe – può indicare che il bambino:

 

ha sete/fame – in questo caso oltre a piangere, il piccolo tende a mettere in bocca ciò che trova vicino a sé, come ad esempio il lenzuolino;

 

è bagnato, sporco o sudato;

 

ha male al pancino (coliche gassose), all’orecchio (otite), o alla bocca per l’eruzione dei dentini;

 

ha freddo;

 

è costretto nei movimenti.

 

In tutti questi casi, è necessario – secondo le esigenze: controllare il pannolino ed eventualmente cambiarlo; tentare di offrire cibo o acqua; metterlo a pancia in giù o massaggiargli l’addome; allentargli i vestitini, alleggerirgli le coperte oppure aggiungergliene se ha freddo; carezzargli la parte che si presume dolente (se sono le gengive, massaggiargliele con un gel/balsamo specifico ad azione lenitiva). Quelli elencati sono i fattori (non gravi) che più comunemente fanno piangere i bambini piccoli – anche in modo disperato a volte! Una volta individuata e rimossa la causa, il pianto dovrebbe cessare.

 

Allo stesso modo, un pianto forte con picchi acuti e singulti potrebbe denotare uno stato di ansia e di paura (come la paura del buio), o il bisogno delle coccole dei genitori. Per calmarlo sarà sufficiente rassicurare il bambino con la vostra presenza ed eventualmente prenderlo in braccio per un po’, avendo cura di avvolgerlo in un lenzuolino o in una coperta leggera quando lo rimettete nella culla, per prolungare in lui la sensazione di “calore umano”; restargli accanto finché non si mostra tranquillo o lasciargli accesa una piccola luce.

 

Pianto flebile, lamentoso e costante – questo tipo di gemito può far pensare all’insofferenza del bambino per il caldo eccessivo, oppure può essere un primo campanello d’allarme di una forma morbosa, come uno stato febbrile. Se si sospetta questa seconda ipotesi, bisogna rivolgersi subito al pediatra.

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