Psicologia infantile

Perché mio figlio non mangia?

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di Michela Gregoris il
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Se tuo figlio a tavola ha poca voglia di mangiare o è molto selettivo, non preoccuparti prima del tempo: nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi passeggeri che passano con la crescita.

Sono circa il 25% i bambini che a tavola fanno fatica a mangiare, ma i motivi non sono sempre gli stessi. Gli esperti dividono infatti i bambini che non mangiano in quattro categorie: sensoriali, preferenziali, perfezionisti, comportamentali. Vediamo quali sono le differenze per capire come comportarsi nei vari casi.

1 Sensoriali: sono quei bambini che rifiutano il cibo a causa del suo odore o della sua consistenza.

2 Preferenziali: non mangiano cibi nuovi o mescolati in modo diverso dal solito.

3 Perfezionisti: per esempio non mangiano una cosa che è stata assaggiata da altri, oppure perché non è intera.

4 Comportamentali: sono quelli che rifiutano di sedersi a tavola, oppure mangiano solo in certe condizioni particolari (e spesso impossibili)

Le cause dei disturbi alimentari di questo tipo possono essere le più diverse: secondo alcuni studiosi, ci sono bambini geneticamente predisposti a essere più sensibili di altri per quanto riguarda i sapori dei cibi (per esempio a rifiutare un tipo di sapore). Altri bambini invece reagiscono con nervosismo al fatto di dover smettere di giocare per sedersi a tavola e mangiare, e potrebbero trovare nel rifiuto del cibo il loro modo per esprimere la propria indipendenza.

Non esistono strategie mirate per ogni tipo di bambino che rifiuti il cibo, ma il modo migliore per superare questo periodo – in genere transitorio – è quello i creare le condizioni favorevoli in modo che il bambino mangi almeno l’essenziale per stare bene. Quindi scegliere i cibi da lui preferiti ed evitare di imporgli qualcosa che rifiuta con tutte le forze. Provare a proporre cibi nuovi solo gradualmente e senza forzarlo, magari insieme ad altri alimenti che invece predilige.

Per cercare di prevenire il problema, durante lo svezzamento sarebbe importante cercare di proporre al bambino cibi dai sapori abbastanza forti (vegetali, pomodoro, agrumi) già a partire dal nono mese. Dal decimo mese si può offrire già un’alimentazione da adulto, sempre nel rispetto dei gusti del bambino. Attenzione invece a uno svezzamento troppo lento o tardivo: potrebbe portare a un comportamento alimentare di tipo neofobico, in cui vengono rifiutati tutti i cibi che rappresentano una novità.

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