Psicologia infantile

Perché educarli senza schiaffi

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di Emanuel Bongiovanni il
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La violenza come pratica educativa è  ancora praticata da un genitore su quattro

In Italia il 25% delle famiglie, secondo una ricerca effettuata da Save the Children, utilizza la punizione corporale (schiaffi e sculacciate), come metodo correttivo ed educativo.
In molti Paesi (la Svezia già dal 1979) le punizioni corporali verso i bambini in ambito familiare sono vietate, mentre in Italia vengono giudicati reato i maltrattamenti effettuati nel cerchio familiare, ma non le punizioni corporali in ambito educativo, che invece vengono sanzionate nel contesto scolastico. Tutto ciò nonostante numerosi psicologi, pedagoghi o  associazioni di pediatri asseriscano che sculacciate o schiaffi, non solo siano diseducativi, ma anche controproducenti per il loro sviluppo psicofisico.

Quali sono le motivazioni che spingono psicologi, pediatri, ma anche molti genitori a voler educare i bambini senza schiaffi o altre punizioni corporali?

Il processo di sviluppo del bambino avviene anche tramite imitazione del genitore, picchiare i bambini, insegna loro a diventare persone che picchiano gli altri, sia nell’immediato, con atteggiamenti violenti verso i propri compagni, sia in futuro, numerosi studi hanno infatti evidenziato come il comportamento violento di giovani o adulti sia riconducibile ad eccessive punizioni corporali subite in infanzia.
Il bambino potrebbe percepire che l’uso della violenza può diventare un veicolo per esprimere i propri sentimenti e risolvere i propri problemi.

Come spiega l’educatore e scrittore John Holt, “spaventare un bambino ferma il suo apprendimento, interferendo con la possibilità di apprendere dall’esperienza diretta”.
Le punizioni, che siano più o meno corporali, non permettono l’apprendimento del bambino, soprattutto a lungo termine, poiché provocano sentimenti di rabbia e vendetta che interferiscono con il rapporto tra genitori e figli. Quella rabbia, immagazzinata ed interiorizzata, potrebbe ripresentarsi in maniera più palese in età adulta.

Spesso capricci o altre forme di comportamento sbagliato, che variano secondo l’età, sono come un richiamo all’attenzione, ma anche di sfida verso la stabilità dei genitori. Lo schiaffo, seppur arrivato dopo estenuanti richiami, non solo non è propedeutico, ma è vissuto come un’ingiustizia da parte dei piccoli.

Le punizioni corporali, a lungo andare possono deteriorare il legame tra genitori e figli; è difficile voler bene a chi ci ha provocato dolore. La punizione fisica provoca obbedienza dettata dalla paura, che sarà tale fino a quando il bambino non sarà in grado di ribellarsi. Un dialogo basato sul rispetto e sulla partecipazione, ha effetti duraturi ed insegna al bambino ad ascoltare e rispettare gli altri.

Lo schiaffo, che spesso è frutto della frustrazione o della stanchezza del genitore, provoca un duplice danno: il senso di colpa da parte dell’educatore ed un’effimera obbedienza basata sulla paura e non sul rispetto e sulla comprensione reciproca.

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