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Paure e fobie frequenti nei nostri figli

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di Mara Martini il
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La paura è un’esperienza fisiologica, fondamentale nella vita psichica di ciascuno di noi: connessa all’istinto di conservazione e autoprotezione, fa parte del processo di crescita e di maturazione dell’essere umano.

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È un’emozione molto importante poiché ci permette di difenderci dal pericolo e dall’ignoto, spingendoci al contempo a cercare di acquisire conoscenze sull’oggetto che l’ha suscitata.

 

È naturale, quindi, che le paure siano molto più numerose – e per certi versi sconvolgenti – nei bambini, che sanno ancora così poco del mondo nel quale avanzano come dei piccoli pionieri…

Le paure di tutti i bambini sono più irrazionali e astratte di quelle degli adulti, anche se già durante l’infanzia, queste possono assumere connotati e intensità assai differenti a seconda delle diverse fasce di età in cui si presentano.

 

Per i neonati e i bambini fino a 1 anno e mezzo/2 anni, la principale causa di spavento (anche senza che essi ne abbiano consapevolezza) è l’allontanamento dalle figure protettive di riferimento – cioè i genitori, e la mamma in particolare – e, conseguentemente, il trovarsi in situazioni del genere: l’essere messi a dormire nel lettino, “abbandonati” dalle braccia della mamma; ritrovarsi in un ambiente sconosciuto, diverso dalle rassicuranti stanze della propria casa; vedersi attorniati da persone estranee etc….

 

Già verso i 2/3 anni, invece, con l’inizio della scoperta dell’ambiente circostante e la conquista da parte del bambino di un primo piccolo spazio di autonomia da mamma e papà, le paure si fanno via via più complesse e “fantasiose” prendendo le sembianze delle streghe, dei fantasmi e dei lupi cattivi che popolano l’oscurità (anche il buio è di per sé un “classico” delle paure infantili, perché altera la realtà agli occhi del bambino), i tipici soggetti terrificanti con cui un bimbo può venire a contatto, attraverso i film e i cartoni che egli stesso guarda o le fiabe che gli vengono lette o raccontate.

 

Ancora, dai 4 ai 6 anni, con il maggior distacco dai genitori e l’esplorazione della natura, sono soprattutto gli animali – quelli grandi o selvaggi – e gli insetti, a destare le preoccupazioni dei nostri figli, che temono di poter essere attaccati o feriti da questi.

Con l’inizio della scolarizzazione, invece, anche nella mente dei fanciulli cominciano a farsi strada paure più “adulte”, che riguardano soprattutto la sfera sociale e affettiva (dalla classica e quotidiana paura dell’interrogazione a scuola, al più drammatico timore di perdere i genitori), oppure la salute, propria e delle persone care. Anche in questo caso, la nascita delle preoccupazioni può essere sollecitata da un’esperienza diretta o, più spesso, indiretta di certi aspetti della realtà.

 

Fin qui abbiamo parlato delle paure, emozioni del tutto naturali che di solito si superano semplicemente con la crescita e con la progressiva esposizione all’oggetto che le scatena, e magari con il supporto delle rassicurazioni dei genitori (anche se non sempre i bambini – specie i più grandicelli – hanno voglia di confidare a mamma e papà i propri timori).

 

Quando, invece, le paure sono persistenti, interferiscono con la conduzione di una vita normale, e provocano reazioni esagerate rispetto all’elemento temuto, allora ci si trova difronte alle cosiddette  fobie.

Le paure si trasformano in fobie allorquando le capacità adattative/evolutive del soggetto non riescono a contrastarle e a razionalizzarle.

Nei casi più gravi, le fobie possono arrivare a ostacolare lo svolgimento sereno e lineare di quasi tutte le attività quotidiane, creando uno stato permanente di ansia e una reazione di forte angoscia e terrore al contatto o anche solo al pensiero dell’oggetto che le determina. Chi ne soffre escogita e cerca di mettere in atto tutta una serie di comportamenti per proteggersi dall’oggetto o dall’evento che causa turbamento: si tratta di quella che gli psicologi chiamano strategia di evitamento’. (In questo, il meccanismo è del tutto analogo negli adulti e nei bambini). Per quanto riguarda, poi, i “moventi” delle fobie, possono essere gli stessi che generano le paure “semplici”, perciò, parlando di bambini, questi saranno – a seconda delle età -: mostri, animali, malattie, perdita dei genitori, brutte figure a scuola e così via…

Ciò che distingue le fobie dalle paure è appunto l’intensità del timore e della reazione prodotta dal verificarsi della situazione temuta.

Gli psicologi sono soliti dividere le fobie in 2 grandi gruppi:

Fobie specifiche – quelle relative ad uno o più oggetti o situazioni determinati e circoscritte nello spazio e nel tempo, come: animali; fenomeni atmosferici; sangue; luoghi chiusi o al contrario aperti… Ma l’elenco è suscettibile di allungarsi quasi all’infinito. Possono comparire anche nei bambini piccoli.

Fobie sociali – le paure scatenate dai rapporti interpersonali e dalle situazioni relazionali. Esempi tipici sono: la paura di parlare, leggere, scrivere o mangiare di fronte ad altre persone, di essere interrogati a scuola, di partecipare a feste ed eventi sociali in genere. La paura sottostante è, per dirla semplicisticamente, quella di fare una brutta figura: più precisamente, i soggetti che ne soffrono hanno una considerazione assolutamente esagerata di un eventuale giudizio negativo degli altri, ed è per questo che rifuggono il più possibile le occasioni di incontro. Fobie di questo genere insorgono quasi sempre dopo la pubertà e possono non di rado sfociare – di solito fra la tarda adolescenza e la prima età adulta – in una Sindrome da Attacchi di Panico.

 

Se le fobie – soprattutto quelle di tipo sociale – insistono da diversi mesi ed hanno un effetto fortemente invalidante rispetto alle attività della routine giornaliera del fanciullo, è certamente il caso di  sentire il parere di uno psicologo infantile.

 

 

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