Parto

Partorire in acqua

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di Maris Matteucci il
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Molte donne sono particolarmente attratte dall’idea del parto in acqua ma sono poche poi quelle che realmente percorrono questa strada.

Intanto perché il parto in acqua è ancora poco diffuso nel nostro paese e ad oggi sono poche le strutture che permettono alle donne di far nascere il proprio bambino in piscina (la lista completa degli ospedali attrezzati in questo senso potete trovarla su www.partoinacqua.it).

Partorire in acqua ha molti vantaggi anche se ci sono medici che tutt’oggi non sono particolarmente favorevoli e preferiscono comunque il parto tradizionale.

Tra i vantaggi del parto in acqua c’è intanto da segnalare il fatto che il dolore nella donna si attenua sensibilmente perché l’acqua facilita il rilassamento della muscolatura aumentando al tempo stesso la produzione di endorfina, una sorta di analgesico naturale, che di fatto tende a placare il dolore delle contrazioni. Durante il parto in acqua anche l’ossitocina, responsabile proprio delle contrazioni uterine, aumenta in maniera esponenziale riducendo anche il tempo di travaglio della donna.

Non sono stati segnalati, ad oggi, rischi di natura igienica per il bambino che tantomeno rischia di inalare l’acqua una volta uscito: il riflesso apneico è già funzionate e qualora l’acqua entri nel cavo orale il riflesso faringeo stimola subito la deglutizione.

In acqua poi è più raro intervenire con un interventi di episiotomia, ovvero con il taglio del perineo, quel muscolo situato tra l’ano e la vagina che molto spesso viene tagliato durante il parto per facilitare l’uscita del bambino. Circa questa pratica ci sono pareri discordanti: l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) raccomanda che l’episiotomia non venga praticata in più del 10-15 % dei casi e solo in presenza di rischio di vita per la mamma o per il bambino ma questo intervento nella realtà è praticato più spesso di quanto si possa pensare.

Il parto in acqua non è possibile da effettuare solo in presenza di patologie piuttosto importanti che possono riguardare sia il bambino che la mamma: per esempio gestosi, ipertensione arteriosa, iposviluppo fetale e sofferenze fetali. Ultima annotazione: per le donne che decidono di partorire in acqua non è possibile ricorrere in corsa all’anestesia epidurale: il catetere usato solitamente per iniettare l’analgesico non può essere immerso nell’acqua.

Prima di decidere di partorire in acqua, dunque, è consigliabile che ciascuna donna raccolga tutte le informazioni possibili al riguardo, rivolgendosi alle strutture di competenza.

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