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Parto in casa sempre più diffuso in Olanda grazie al “kit fai da te”

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di Elisa Pessina il
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In Olanda circa il 30% delle donne decide di partorire a casa. Una pratica sostenuta dallo Stato grazie anche ad un “kit fai da te” spedito direttamente a casa e contenente tutto l’occorrente per il lieto evento casalingo. E in Italia? la percentuale di chi sceglie il parto casalingo è molto bassa. Ecco perchè.

Garze, lenzuola di plastica, pannolini, gel disinfettante per le mani, assorbenti materni, detersivo delicato per i panni, del cotone idrofilo e un pupazzetto dotato di luce per il nascituro. È il contenuto della scatola per il parto fai da te, un vero e proprio kit per il parto naturale in casa, che lo stato Olandese sta provvedendo ad inviare direttamente a casa di tutte le coppie in procinto di avere un bebè. Starà poi ai futuri genitori decidere se affrontare il parto fra le mura domestiche oppure recarsi in ospedale, dove il kit verrà devoluto ad un’associazione operativa in Africa.

Un’iniziativa voluta dal Sistema Sanitario Nazionale Olandese, a gestione privata e non più pubblica, il cui scopo è anche quello di ridurre i costi derivanti dalla medicalizzazione del parto, favorendo le nascite in casa e riducendo al minimo visite ed ecografie dal ginecologo, nonché la degenza in ospedale: se tutto va bene la neomamma è dimessa 6 ore dopo il parto. Fra l’altro, stando ai risultati di un recente studio olandese, il parto in casa conferirebbe un rischio più basso sia per le donne al primo figlio che per quelle al secondo e terzo, rispetto a complicanze quali eclampsia, grave emorragia post-parto e necessità di rimozione manuale della placenta.

Quale modo migliore allora per diffondere una tale ideologia se non spedendo a casa dei futuri genitori un kit per il parto naturale casalingo? Una pratica che gli olandesi sembrano apprezzare particolarmente, visto che in terra fiamminga, secondo le statistiche, un parto su tre avverrebbe proprio nel focolare domestico, seguito da un’ostetrica, una puericultrice ed un operatore sanitario.

Il parto in casa in Italia

I dati pervenuti dall’ultimo rapporto Cedap dicono che solo lo 0,1% del totale dei neonati (circa 540mila ogni anno) nasce in casa, sebbene gli esperti siano concordi nel dire che quando la donna gode di buona salute, ha trascorso una gravidanza senza problematiche ed è a termine, il parto in casa non avrebbe alcuna controindicazione. Un dato in netto contrasto con quello che sembrerebbe  essere invece il desiderio del 20% delle donne, che vorrebbero partorire proprio fra le quattro mura domestiche, costrette però poi a cambiare idea, per paura o perché non in possesso delle informazioni adeguate.

Una pratica, quella del parto in casa che secondo i ginecologi e neonatologi italiani è difficile da gestire ed avrebbe bisogno di regole certe e condivise, come ad esempio un’ ambulanza ferma in attesa, in caso di emergenza, oltre che un posto letto libero in un ospedale, per poter garantire la massima sicurezza della paziente e del medico. Alcune partorienti infatti, benchè non abbiano i requisiti per poter affrontare un parto casalingo in tranquillità, decidono comunque di affrontarlo, senza consultarsi con il proprio medico e mettendo a rischio la propria incolumità e quella del nascituro. Il tutto scatenando naturalmente inevitabili polemiche e dibattiti sul parto in casa, considerato come reale scelta possibile.

Ma, dal punto di vista fisiologico, quali sono le condizioni ideali in presenza delle quali è possibile affrontare un parto in casa in tranquillità? Secondo le Linee Guida per l’Assistenza al parto a domicilio dell’Associazione nazionale ostetriche parto a domicilio e casa maternità, solo le donne definite “a basso rischio” possono partorire in casa con assoluta sicurezza. Ciò significa che esse devono arrivare a termine della gravidanza in buona salute (con una pressione normale e un’anemia fisiologica) il bambino deve essere cresciuto bene ed essere in presentazione cefalica, infine il travaglio deve iniziare spontaneamente. Naturalmente lo staff che assiste la partoriente in casa sarà sempre composto da due ostetriche e l’ospedale non dovrà essere a più di 30-40 minuti dalla casa, in caso di complicazioni improvvise.

Dal punto di vista legislativo quasi tutte le Regioni italiane prevedono la possibilità del parto in casa ma solo alcune, come Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Lazio, oltre alle province di Bolzano e Trento, garantiscono un rimborso parziale delle spese alle donne che fanno questa scelta. Un indennizzo che coprirebbe in parte la spesa per ostetriche o altro personale che opera privatamente.

Eppure sono abbastanza chiare le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Il fine della moderna medicina perinatale è quella di avere una madre ed un bambino in perfetta salute con il livello di cure più basso compatibile con la sicurezza. La donna deve avere la possibilità di partorire in un posto che sente sicuro, al livello il più periferico possibile, in cui sia possibile fornire assistenza appropriata e sicurezza. In ordine tali luoghi possono essere la casa, le case da parto, gli ospedali” .

 

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