Gravidanza

Miti e credenze popolari su concepimento e gravidanza

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di Stella Ochaa il
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Fin dall’antichità la fertilità femminile e la gravidanza sono state oggetto di miti e credenze popolari. Ancora oggi, in determinate zone d’Italia, certe usanze folkloristiche influenzano il comportamento di alcune donne che desiderano concepire o che sono in attesa di un bebè.

Concepimento: miti e credenze

Come favorire la fertilità femminile ed aumentare le probabilità di rimanere incinta? Ecco alcune risposte tratte dalla cultura popolare.

Non lavarsi dopo il rapporto sessuale. Alla donna veniva sconsigliato di farsi la doccia subito dopo il rapporto poiché avrebbe ostacolato il concepimento. In Veneto le neosposine indossavano, senza mai lavarla, la camicia da notte di una donna pluripara; mentre in Emilia Romagna, per favorire la fecondità, le donne dovevano mangiare la “crescia” (focaccia del luogo) in grandi quantità.

Sempre in Emilia era usanza far prendere dei grossi spaventi alla donna, al fine di “risvegliarne la Natura”. Così gli uomini erano soliti sparare a tradimento dei colpi di fucile all’aria o rovesciare secchiate d’acqua ghiacciata sulle loro povere mogliettine.

In Toscana, invece, si evitava di avere rapporti sessuali durante i giorni ventosi o troppo vicini ad una festività religiosa (come il Natale o la Pasqua), altrimenti sarebbe stato concepito un figlio violento e superbo.

Gravidanza: miti e credenze

Durante i 9 mesi di gravidanza era bene osservare alcune regole, anch’esse generate da miti e credenze popolari, al fine di scongiurare sciagure o difetti fisici del bebè.

In tutta Italia le donne incinte credevano che fosse sufficiente guardare persone o animali deformi per mettere al mondo un figlio con le medesime fattezze mostruose. Si riteneva, poi, fosse indispensabile soddisfare qualunque desiderio di cibo o bevanda della puerpera, altrimenti il bebè sarebbe nato con una vistosa macchia (voglia) sulla pelle del colore dell’alimento negato.

Se la donna incinta fosse disgraziatamente passata sotto il muso di una cavalla, la sua gravidanza sarebbe durata addirittura 12 mesi; mentre se la donna avesse indossato una collana durante la gestazione, il pupo si sarebbe strozzato con il cordone ombelicale.

Qualora la donna fosse andata a letto tardi la sera, avrebbe probabilmente messo al mondo un figlio con la testa grossa, mentre le gestanti che osavano bere direttamente dal secchio del pozzo avrebbero partorito un neonato con la bocca larga.

Per quanto riguarda i cibi vietati in gravidanza, le usanze variavano di regione in regione. In Piemonte non si potevano mangiare lepri o conigli, altrimenti il piccolo avrebbe avuto il labbro leporino. Nel Lazio niente anguille per la gestante altrimenti il bebè sarebbe annegato; mentre a Mantova erano bandite le lumache, onde evitare un figlio con la bava alla bocca e problemi di dentizione.

Per far sì che nascesse un bel bimbo biondo, in Friuli le gestanti dovevano bere del vino bianco, mentre se lo si desiderava moro allora bisognava bere quello rosso. In Puglia si pensava che guardando frequentemente un’immagine di Gesù, il bambino sarebbe nato bello come Lui; mentre in Abruzzo, colei che osava prendere a calci un maiale durante la gravidanza, avrebbe condannato il figlio a russare per tutta la vita.

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