Educare un figlio

Mio figlio escluso dal tempo pieno a scuola. Ma è davvero un male?

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di Francesca Rolle il
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Sono in molte le famiglie che, alla scuola primaria, per vari motivi, restano escluse dal tempo pieno. Questo, in molti casi, può comportare un’importante riorganizzazione famigliare ma, per il bambino, il tempo pieno, a scuola, è davvero così auspicabile?

Tempo normale, modulo e tempo pieno.

Sono queste le definizioni con cui, in linea di massima, si distinguono i diversi tempi scuola previsti dalla suola italiana:

  1. Tempo pieno: si tratta di un tempo scuola di 40 ore settimanali
  2. Modulo: si tratta, in genere, di un tempo scuola di 27 ore ore a settimana gestite con due o tre rientri pomeridiani;
  3. Tempo normale: sono 20, in questo caso, le ore settimanali da trascorrere a scuola, concentrate al mattino.

Il tempo pieno, un male a volte necessario.

Quando entrambi i genitori lavorano full time, la soluzione del tempo pieno non lascia alternative. Il bambino è, così, costretto a pranzare a scuola e a seguire le lezioni ogni pomeriggio, anche se, spesso si tratta di attività un po’ più leggere. Questo, soprattutto nei primi anni delle elementari, può risultare molto stancante per i bambini e richiede di rinunciare o di ridurre molto le attività extra scolastiche per evitare di sovraccaricare il piccolo.

I vantaggi di un tempo ridotto.Essere stati esclusi dal tempo pieno, per i bambini, a volte non è poi una sfortuna così grande. Certo, forse, per i genitori comporta una riorganizzazione dei tempi e della conciliazione lavoro – famiglia ma per i bambini ci sono dei considerevoli vantaggi:

  1. Avere la possibilità di pranzare a casa senza essere obbligati a consumare pasti in mensa che spesso risulta cara e di pessima qualità;
  2. Potersi concedere un po’ di riposo prima di svolgere eventuali compiti a casa;
  3. Disporre di più tempo ed energie per dedicarsi a sport e attività extra scolastiche.
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