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Maternità: l’indennità per chi ha la partita IVA

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di Michela Gregoris il
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Quando decidono di diventare mamme o si accorgono di aspettare un neonato, molte lavoratrici autonome si trovano a pensare alla propria posizione: ma chi ha la partita Iva ha diritto all’assegno di maternità?

La risposta è sì, per fortuna, visto che è sempre maggiore il numero di mamme e future mamme lavoratrici autonome con partita Iva. Le professioniste autonome, anche quelle iscritte alla Gestione separata, hanno infatti diritto a 5 mesi di indennità, pari all’80% del reddito dichiarato nell’ultimo anno.

Se per qualunque mamma la maternità è causa sì di gioie ma anche di ansie dovute all’idea di astenersi dal lavoro, la paura di perderlo in caso di situazione precaria, le stesse angosce le provano anche quelle lavoratrici senza stipendio fisso, che se vedono diminuire lavoro e clienti vedono diminuire anche il loro guadagno.

L’Inps però garantisce un sostegno alla maternità anche a chi è in regime di partita Iva. L’assegno di indennità si può percepire a partire da due mesi prima della nascita presunta (certificata dal medico) fino ai tre mesi successivi la nascita. Si può però anche, su precisa richiesta, far slittare di un mese il pagamento dell’indennità, a partire quindi da un mese prima della nascita fino a quattro mesi dopo il parto.

L’Inps per calcolare l’importo dell’indennità dovrà esaminare i documenti fiscali presentati dalla professionista negli anni precedenti e fare una media dei compensi incassati nei 12 mesi prima del periodo di maternità.
Nel periodo di erogazione dell’indennità di maternità, non si può fatturare alcun compenso né esercitare la propria professione (come qualsiasi lavoratrice dipendente). Inoltre, le donne iscritte alla Gestione separata devono aver versato almeno 3 mesi di contribuzione nell’ultimo anno (e aver pagato tutti i contributi, fra i quali c’è anche quello di maternità, che è pari allo 0,72% del reddito).

Per ricevere l’assegno di maternità bisogna presentare una richiesta all’Inps: va esibito il certificato medico che attesta la data presunta del parto e un’autodichiarazione della lavoratrice (accompagnata anche da quella dell’azienda committente, in caso di collaborazioni a progetto) che si impegna ad astenersi dal lavoro per 5 mesi. Inoltre, occorre consegnare all’Inps anche l’ultima dichiarazione dei redditi.

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