Essere Mamma

Maternità e co.co.pro.

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di Michela Gregoris il
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La maternità è un periodo di astensione dal lavoro che prevede una pausa retribuita a partire da 2 mesi prima della data prevista del parto fino ai 3 mesi successivi al parto. Ma come funziona la maternità con i contratti di lavoro a progetto, ormai la forma di contratto più diffusa, soprattutto fra le giovani donne?

co.co.pro-maternità

Per le lavoratrici con contratto co.co.pro. l’indennità di maternità segue le stesse regole sancite per il co.co.co. dal DM del 4 aprile 2002. Le collaboratrici iscritte alla gestione separata Inps hanno quindi diritto (facoltativo) ai cinque mesi di maternità come descritti sopra. L’indennizzo che spetta alle lavoratrici con contratto a progetto sarà, similmente a chi ha l’indennità per chi ha partita IVA, pari a non più dell’80% del compenso ricevuto nel complesso nei 365 giorni precedenti la maternità.
Inoltre, la lavoratrice deve aver versato i contributi per minimo 3 mesi nell’anno precedente la maternità.

Ci sono però degli aspetti negativi riguardanti questo contratto in generale, che si accentuano in caso di maternità: di solito, infatti, i contratti a progetto hanno durata molto breve, e inoltre il potere contrattuale delle lavoratrici è molto basso rispetto ai datori di lavoro, ed è per questo che di solito le lavoratrici in dolce attesa che lavorano in co.co.pro. tendono a cercare di non abbandonare il posto di lavoro finché è loro possibile.

Inoltre, a differenza di chi è dipendente, le lavoratrici con contratto a progetto non usufruiscono di altre agevolazioni, come congedi parentali o malattie del minore. È vero che la base del contratto a progetto dovrebbe essere l’autonomia (di orari e magari anche di luogo di lavoro), ma sappiamo molto bene che spesso dietro un co.co.pro. si cela in realtà un lavoro a tutti gli effetti dipendente, con tanto di orari di lavoro ben definiti e richiesta della presenza in ufficio o altra sede di lavoro. In questi casi, infatti, purtroppo la scelta della madre è quella di ridurre se non abbandonare del tutto l’impegno lavorativo, che diventa incompatibile con i suoi compiti di madre.

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