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Mamma, lasciaci litigare!

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di Mara Martini il
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In questi tempi di bullismo dilagante, e sempre più precoce, è normale che i genitori si preoccupino di contenere i momenti di aggressività che a volte esplodono tra fratelli; anche se… non tutte le liti vengono per nuocere. Non è raro infatti che fra i ragazzini scoppino liti violente per i più banali motivi di ordinaria convivenza fra pari – ad esempio per chi ha ottenuto una porzione maggiore di cereali al cioccolato per colazione – conditi da un immancabile filo di gelosia, e che volino insulti, parolacce e perfino spintoni. È chiaro che quando il livello di veemenza oltrepassa la “soglia dell’accettabilità” – fissata come tale dai genitori sulla base del buonsenso – mamma e papà sono chiamati ad intervenire, anche in modo fermo, per sedare la guerra civile in atto.

Quando, però, la “temperatura” degli scontri rimane tutto sommato sotto il livello di guardia, è forse il caso di lasciare che Caino e Abele (!) se la sbrighino da soli. Questo è sostanzialmente quanto propone il pedagogista Daniele Novara nel suo libro Litigare fa bene, sostenendo che l’eccessivo interventismo dei genitori nei bisticci dei figli risulterebbe il più delle volte inutile, quando non addirittura dannoso per la costruzione del rapporto tra fratelli e per lo sviluppo della personalità dei piccoli, perché inibirebbe la loro naturale capacità autoregolativa e (alla fine) pacificatrice. Insomma, sarebbe una delle tante forme (deleterie) di iperprotezione  che si rimproverano spesso ai genitori moderni; reprimendo d’imperio i litigi dei loro pargoli, i genitori impediscono ai ragazzi di esprimere i propri punti di vista – seppur in maniera deflagrante – e di sfogare la rabbia, e allo stesso tempo non li mettono in condizione di imparare a gestire autonomamente i conflitti e le situazioni critiche che dovranno inevitabilmente affrontare anche con i compagni di scuola e di giochi e in generale negli ambienti esterni alla famiglia.

Secondo la teoria del Novara, che nel suo libro spiega appunto quando i genitori NON devono intervenire, la lite è un vero e proprio momento di crescita, è “quanto di più evolutivo possa caratterizzare l’esperienza infantile” – per usare le sue stesse parole. Ovviamente, come si diceva, tutto deve essere contenuto entro limiti ragionevoli perché possa avere un effetto positivo e non degeneri; ad esempio, non si può restare a guardare quando i bambini vengono alle mani o si offendono con pesanti turpiloqui. Occorre, insomma, che i grandi insegnino ai loro figli una certa “etica del litigio”.

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