Non rimango incinta

L’utero in affitto

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di Valeria Notaro il
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Nell’ultimo periodo, si è sentito parlare molto di utero in affitto o di madre surrogata: questa pratica è vietata in Italia ma legale in molti Paesi. Questo comporta molti problemi per le coppie italiane che decidono di avere un figlio utilizzando questo metodo, in quanto sono costretti ad andare all’estero e quando tornano in Italia ne subiscono le conseguenze legali.

La legge impone infatti di portar via il bambino alle coppie che lo hanno fatto nascere affittando un utero e di affidarlo a una casa famiglia, a farne le spese, come sempre sono i bambini innocenti.

La pratica dell’utero in affitto, consiste letteralmente nell’affittare l’utero di una donna (sana) disposta a portare in grembo il bambino per nove mesi, fino cioè alla sua nascita. Vale a dire, l’ovulo della madre, viene fecondato con lo spermatozoo del padre, l’embrione che si crea, viene in seguito impiantato nell’utero della donna scelta per questa pratica, solitamente la donna che affitta il proprio utero richiede un compenso decisamente alto.

Nei Paesi in cui questa pratica è legale, la madre surrogata, spesso, va ad abitare a casa della coppia che ha affittato il suo utero, durante i nove mesi di gestazione e le spese mediche e sanitarie sono a carico dei genitori che affittano l’utero.

Una volta che il bambino nasce, la pratica prevede che il bambino venga portato via subito, proprio come accade quando la madre decide di dare il proprio figlio in adozione. Purtroppo può accadere invece che la madre surrogata si affezioni al bambino che porta in grembo e che si rifiuti di darlo via, ma la legge è dalla parte della coppia che ricorre a questa pratica, in quanto il bambino ha il loro DNA e inoltre fra i genitori e la madre surrogata esiste un vero e proprio contratto.

In Italia però, siamo ancora molto lontani dalla regolamentazione di questa pratica, che rimarrà ancora illegale chissà per quanto tempo. 

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