Fecondazione Assistita

L’Inseminazione intrauterina

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di Mara Martini il
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Quando nonostante i ripetuti e piacevoli tentativi naturali, non riusciamo a realizzare il sogno di stringere fra le braccia un bimbo che ci assomigli, potremo sentirci proporre dal nostro ginecologo – ad esito dell’iter diagnostico di rito – di fare ricorso alla inseminazione intrauterina.

inseminazione

Non si tratta di una procedura medica complessa e rischiosa, al contrario: nel panorama delle tecniche di fecondazione medicalmente assistita, l’inseminazione intrauterina (IUI, l’acronimo inglese) è certamente quella meno invasiva e di più semplice esecuzione. È la metodica di primo livello, quella a cui si rivolgono le coppie “neofite” e che non presentino forme gravi di infertilità o sterilità.

Si tratta di una pratica molto antica, di cui è possibile trovare tracce addirittura in un codice arabo del XIV secolo d.C., fino ad arrivare nel 1780 al primo esperimento (su di un cane) condotto e documentato con metodo scientifico dall’italiano Lazzaro Spallanzani. Mentre a distanza di pochi anni, il luminare della chirurgia inglese John Hunter applicava per la prima volta la tecnica ad una coppia di pazienti (umani) che non riusciva a procreare naturalmente. Dopo un’accoglienza non sempre facile da parte della comunità scientifica, la IUI è entrata ufficialmente a far parte delle terapie per la cura dell’infertilità solo negli ultimi decenni del secolo scorso, continuando ad animare tuttora, specie nel nostro Paese, vivaci dibattiti a sfondo etico e religioso.

Indicazioni terapeutiche.

Come detto, non tutti i casi di infertilità possono essere trattati con la IUI, ma solo quelli in cui la difficoltà a procreare è dovuta non già a sterilità totale o infertilità grave dell’uomo o della donna, bensì a patologie o alterazioni meno invalidanti.

Vediamo nel dettaglio le ipotesi diagnostiche tipiche:

. Fattore femminile (endometriosi, anomalie endocrino – ovulatorie);

Fattore maschile (alterazione dei parametri del liquido seminale da lieve a moderata; anomalie dell’eiaculazione per cause anatomiche, neurologiche, psicologiche etc.);

. Impossibilità a concepire per cause inspiegate (c.d. “Infertilità idiopatica”).
Sono invece considerati fattori impedienti: la non pervietà delle tube nella donna e, temporaneamente, la presenza di infezioni genitali di lui o di lei.

L’intervento di inseminazione vera e propria è mininvasivo e rispettoso della fisiologia femminile. Con una sottile cannula viene inserita nella cavità uterina una quantità di liquido seminale di 0,3 – 0,5 ml; non c’è bisogno di ricovero e la donna può tornare alle normali attività quasi subito, dopo aver atteso alcuni minuti in posizione supina. Può essere praticata talvolta una lieve sedazione per rendere più agevole la manovra, sebbene questa non sia dolorosa.
Prima però di giungere all’introduzione artificiale del seme, c’è un iter preparatorio che si snoda attraverso tappe e tempistiche determinate:

. Stimolazione ovarica (eventuale) – Attraverso la somministrazione di farmaci per via orale o sottocutanea, si cerca di aumentare il numero degli ovociti disponibili per ciclo, allo scopo di moltiplicare le possibilità di concepimento. Questo aiuto non si rende necessario – anzi può essere a volte persino sconsigliato, per l’elevato rischio di gravidanze multiple – quando il ciclo naturale della donna sia molto “efficiente”.

Monitoraggio della crescita follicolare e dello sviluppo endometriale – La crescita follicolare è tenuta costantemente sotto controllo mediante prelievi ematici ed ecografie pelviche, per prevenire il verificarsi di sindrome da iperstimolazione ovarica o gravidanze multiple.

Timing dell’inseminazione – Tramite dosaggi ormonali su sangue o urine, si individua il giorno clou del periodo ovulatorio (in caso di IUI su ciclo naturale); o il momento più opportuno per la somministrazione di HCG – l’ormone che determina, a 36 – 40 ore di distanza, la rottura dei follicoli – in caso di ciclo artificialmente stimolato.

Preparazione del liquido seminale – Il giorno fissato per l’inseminazione, il liquido seminale del padre viene sottoposto ad un trattamento detto “capacitazione”, che serve a selezionare gli spermatozoi più mobili, quelli cioè con più alta percentuale di successo.

Infine, dal giorno stesso dell’inseminazione fino all’esecuzione del primo test di gravidanza, la paziente seguirà una terapia progestinica di supporto, per aumentare le probabilità di concepimento.

 

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