Parto

L’incubo del forcipe

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di Serena Pace il
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Il Forcipe è uno strumento utilizzato in ostetricia, nato nel 1572; il suo utilizzo è previsto durante l’ultima fase del parto naturale: quella espulsiva.

forcipe

La donna è completamente dilatata, ma le sue contrazioni poco efficaci, l’utilizzo dell’anestesia epidurale, o la sua scarsa collaborazione per stanchezza, determinano una difficoltà nelle spinte finali e la testa del bambino, anche se ben posizionata non scende.

A questo punto, se la testa del bambino non è troppo alta, o il bacino della donna troppo stretto per far passare il feto, il medico può decidere di rendere operativo il parto agendo efficacemente avvalendosi di strumenti che permettono la discesa della testa del bambino accelerando i tempi di espulsione.

Il forcipe è costituito da due braccia metalliche incrociate che funzionano come una grande pinza in grado di cingere la testa del bambino favorendo la fuoriuscita dello stesso in tempi brevi.

Per eseguire un parto con questo strumento devono sussistere diverse condizioni senza le quali è altamente sconsigliato procedere:

-la dilatazione deve essere completa e le dimensioni della testa devono essere compatibili con quelle del bacino della madre;

-la testa del bambino deve essere in posizione corretta ovvero rivolta verso il basso e china in avanti e si deve trovare almeno a metà del canale del parto.

– non deve essere usato sui prematuri ed in generale sui neonati di dimensioni ridotte; un tempo si utilizzava anche nei parti podalici ma oggi fortunatamente si ricorre direttamente al cesareo.

L’utilizzo del forcipe non è privo di rischi:

Per la madre i rischi sono quelli di lesioni gravi alle pareti vaginali ed al collo dell’utero nonché il rischio di infezione a causa delle ferite aperte, per il bambino invece le complicazioni sono principalmente a livello neurologico con possibili emorragie cerebrali, paresi del volto (parziale o totale) e compressione della scatola cranica: tutto questo può portare ad un grave deficit neurologico che perdurerà per tutta la vita dell’individuo; un altro rischio è quello della frattura delle ossa del collo con conseguente paralisi totale o parziale del neonato.

 

 

 

 

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