Fecondazione Assistita

Legge 40: cos’è e come può cambiare

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di Emanuel Bongiovanni il
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La legge 40/2004, approvata il 19 febbraio 2004, stabilisce le condizioni per accedere alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita e i procedimenti medico-chirurgici che permettono a coppie sterili o non fertili di avere figli.

In sintesi è possibile ricorre a trattamenti di fecondazione assistita a coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, non più solo nei casi di infertilità o sterilità accertata, ma dopo la sentenza di Strasburgo, anche nei casi in cui vi fossero coppie portatrici sane di difetti genetici, che attraverso la riproduzione assistita, vogliono evitare la trasmissione di difetti genetici al figlio.
La legge non permette interventi di fecondazione eterologa, con seme o con ovociti di donatori esterni alla coppia.
Ogni ciclo di trattamento può produrre un numero di embrioni non superiore a tre e tutti gli embrioni vanno impiantati (questa sezione della legge è stata dichiarata incostituzionale nel 2009) contemporaneamente.
È vietata la crioconservazione degli embrioni ed è vietato selezionarne solo alcuni per l’impianto ed è quindi proibito sopprimerli.

Era il febbraio del 2004 quando in Italia il parlamento vara la legge 40/2004 che regolamenta, per la prima volta nel nostro Paese, la fecondazione medicalmente assistita; naturalmente l’argomento è molto delicato e tocca profondamente, non solo i principi della medicina o della ricerca, ma anche quelli dell’etica e della religione.

Dalla sua comparsa ad oggi la legge ha subito quasi 20 cambiamenti: è stata messa al vaglio di un referendum abrogativo che ne voleva smantellare i caratteri più controversi nel 2005, nel 2009 alcuni suoi punti sono stati dichiarati incostituzionali proprio dalla Corte Costituzionale. Nell’agosto 2012, la Corte europea di Strasburgo dei diritti umani, ha bocciato l’impossibilità per una coppia fertile, ma portatrice sana di fibrosi cistica, di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. La sentenza, nonostante la richiesta di riesame avanzata dall’Italia, è stata ratificata e resa definitiva (almeno in teoria) lo scorso 13 febbraio, sottolineando che la legge 40 italiana (negli articoli 4 e 13), viola la Convenzione europea sui diritti umani, in quanto quest’ultima non prevede che una coppia fertile, ma portatrice sana di malattie genetiche, possa accedere alla fecondazione, ma abbia comunque la possibilità dell’interruzione terapeutica della gravidanza nel caso in cui il feto si rivelasse malato (legge 194).

In un campo minato come quello bioetico, la legge 40 resta ancora un cantiere aperto e i continui accorgimenti hanno reso tale normativa un ibrido spesso inadeguato e incompiuto, facilmente preda delle interpretazioni.

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