Gravidanza

Le radiazioni in gravidanza, sono pericolose per il feto?

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di Valeria Notaro il
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Spesso accade che una donna che non sa ancora di aspettare un bambino si debba sottoporre a una radiografia, oppure può accadere che per accertarsi di una malattia, sia prescritta una radiografia a una donna incinta. In tutti e due i casi è importante non entrare nel panico ma assicurarsi sul reale rischio di questo tipo di esame durante la gravidanza.

Le radiazioni in gravidanza, sono pericolose per il feto? Il rischio di una radiografia durante una gestazione, si stabilisce in base al periodo della gravidanza in cui si esegue, in base alla quantità di esposizione alle radiazioni e in base al tipo delle stesse. Le radiazioni sono molto pericolose nei primi mesi dello sviluppo del feto, quando cioè iniziano a formarsi gli organi, sono invece meno pericolose durante il secondo trimestre e all’inizio del terzo trimestre.

Secondo l’International Commision on Radiological Protection (ICRP), il rischio maggiore si ha nelle prime due settimane di gestazione, poiché l’esposizione alle radiazioni può causare un aborto. Si rischia l’insorgere di malformazioni se l’esposizione avviene durante le prime quattro settimane di gravidanza, mentre se l’esposizione avviene durante tutti i novi mesi di gravidanza, può esserci un ritardo nella crescita.

Inoltre può succedere che il bambino nasca con un ritardo mentale se la mamma è stata sottoposta a radiazioni nel periodo che va dalle otto alle quindici settimane di gravidanza, via via che la gestazione va avanti questo pericolo diminuisce fino a essere quasi completamente assente dopo la venticinquesima settimana di gravidanza.

Bisogna tener conto che questi rischi si verificano solo se la dose dell’esposizione è molto più alta (da 10 a 100 volte) rispetto a quella che una donna incinta può ricevere. Purtroppo però, non tutti i medici generalisti conoscono questo dato; dato, che è sconosciuto anche dalla maggioranza delle donne incinta e questo comporta l’interruzione di radiografie, da parte delle donne, senza essercene bisogno.

L’ICRP sostiene che la paziente deve essere sempre a conoscenza sia degli eventuali rischi sia dei benefici di una certa terapia e per quanto riguarda gli esami radiologi reputa non giustificata l’accusa di interruzione di gravidanza per dosi fino a 10 volte superiori di quelle consentite.

 

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