Parto

Le pentite del cesareo: il secondo figlio solo con parto naturale

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di Elisa Pessina il
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Sono sempre di più le donne, che dopo essersi sottoposte al cesareo con il primo figlio, rinnegano tale scelta e chiedono di partorire il secondo bambino con un parto naturale, anche contro il parere medico.

C’è voglia di riscatto, se di questo si può parlare, da parte di tutte quelle donne che per un motivo o per l’altro hanno avuto il loro primo figlio con un taglio cesareo. Voglia di ripetere l’esperienza del diventare mamma per una seconda volta, ma da protagoniste. Perché per loro, per le pentite del cesareo, solo con il parto naturale si sente la vera soddisfazione nel mettere al mondo un figlio e si può provare la gioia di poterlo stringere subito tra le braccia.

Una presa di posizione che ha fatto storcere il naso a tutte quelle mamme, che per scelta oppure no, si sono sottoposte ad un cesareo, pur non sentendosi meno protagoniste di coloro che invece hanno avuto un parto naturale. Fra queste anche la giornalista Francesca Senette, che proprio in risposta ad un articolo comparso su un noto giornale nazionale ha mostrato il proprio disappunto. “Per quale motivo una donna dovrebbe “tornare protagonista del parto” solo dando alla luce suo figlio con dolore? Chi mi conosce, chi mi segue, sa che ho avuto due cesarei: Alice nel 2006, Tommaso nel 2013. Non sono stati una scelta, ma questo vorrei davvero non contasse. Vorrei non contasse, perché ritengo che, nel 2015, se anche una donna scegliesse senza alcun motivo “medico” “fisico” di non partorire “naturalmente” dovrebbe semplicemente essere libera di farlo. Libera e rispettata. Io sono stata super protagonista dei miei anche senza spinte, lacrime, urla e tutto il resto. Ti piace partorire con dolore? Ti piace essere aiutata con farmaci (poco naturali, direi) che allevino il dolore? Ti piace partorire con l’aiuto di farmaci ( sempre poco naturali) che velocizzino il tutto? Evviva! Ma va altrettanto bene che una donna scelga, decida, di essere operata, incisa, tagliata”.

Eppure sono sempre di più le mamme che ammettono di aver vissuto il loro cesareo come un parto mancato e di essersi sentite poco attive nel momento della nascita del proprio figlio. Per questo negli ultimi anni, sempre più donne alla seconda gravidanza hanno cominciato a richiedere il VBAC, l’acronimo inglese per Parto Vaginale dopo Cesareo (Vaginal Birth After Cesarean), cioè partorire “naturalmente” dopo cesareo. Un termine coniato negli Stati Uniti negli anni ’70 da Nancy Cohen, una giovane donna che dopo aver partorito con cesareo, nella successiva gravidanza sentiva il desiderio, anzi, il bisogno, di partorire per le vie naturali, e quindi iniziò a informarsi e a studiare per arrivare a ottenere di farlo. Da lei ebbe inizio un grande movimento che permise nel tempo di compiere numerosi studi per valutare la sicurezza e i rischi di entrambe le pratiche: un cesareo dopo cesareo e un vaginale (naturale) dopo cesareo.

Oggi esiste persino un’associazione internazionale che aiuta le donne che vogliono conoscere le loro opzioni di parto dopo un cesareo (uno o più cesarei anche): ICAN, International Cesarean Awareness Network: http://ican-online.org/. Anche in Italia è presente un sito italiano http://vbac.it/ , il primo interamente dedicato al Vbac e nato grazie all’ iniziativa di un gruppo di mamme e ostetriche, che da oltre 4 anni si impegnano a diffondere una corretta informazione sulla possibilità di partorire naturalmente dopo uno o più cesarei, fornendo un supporto emotivo e pratico alle donne che intraprendono questo cammino.

Un ritorno alle origini, quindi, dopo anni di uso ed abuso dei cesarei, soprattutto nel nostro paese in cui, secondo l’Istat, 1 bambino su 3 nasce proprio in questo modo. Ecco perché sempre più strutture si stanno adoperando per permettere alle secondipare di affrontare un altro parto in modo naturale: 7 su 10, in media, tra quelle che hanno subito un cesareo, riescono ad arrivare fino in fondo e provano la soddisfazione di stringere subito il figlio tra le braccia. Le altre, invece, ripetono l’intervento chirurgico. In Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, come afferma una delle volontarie del sito vbac, il parto naturale dopo il cesareo è diffusissimo, mentre In Campania o Sicilia le strutture disponibili si contano sulle dita di una mano.
Anche le linee guida dell’Istituto superiore di sanità sostengono infatti che non basta aver subìto un cesareo per ripeterlo: in assenza di controindicazioni specifiche, come precedenti rotture d’utero, incisioni uterine longitudinali o altre interventi subiti, la possibilità di provare il travaglio deve essere offerta a tutte.

 

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