Dal sesto al nono mese

Lavoro: quando è ora di smettere?

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di Serena Pace il
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Ci sono delle leggi ben precise che disciplinano e tutelano la maternità.

In particolare nell’ambito lavorativo, la legge 30 dicembre 1971 n° 1204 ed il relativo regolamento di attuazione DPR 25/11/76 costituiscono il fondamento giuridico di tutela delle madri lavoratrici.

Inizialmente la legge prevedeva cinque mesi di astensione obbligatoria dal lavoro secondo la seguente struttura: due mesi prima del parto e tre dopo il parto.

Rispetto alla vecchia legge che disciplinava il rapporto maternità/lavoro, è stata inserita una flessibilità dell’astensione obbligatoria.

Fermo restando il diritto dei cinque mesi di astensione, la nuova legge dell’anno 2000 introduce la possibilità di continuare a lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza, utilizzando così un solo mese prima del parto e quattro mesi dopo il parto.

Tale facoltà può essere esercitata a condizione che vi sia una visita da parte di un ginecologo del Sistema Sanitario Nazionale e del medico competente per la salute nei luoghi di lavoro; entrambi devono attestare che tale scelta non pregiudichi la salute della gestante e del bambino.

La stessa legge contiene anche un articolo che riguarda un eventuale parto prematuro; in questo caso si possono aggiungere ai tre mesi post-partum (successivi al parto), i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto (nel limite massimo di cinque mesi) a condizione che ci sia stata comunque effettiva astensione dal lavoro.

Per quanto concerne l’astensione obbligatoria, le lavoratrici hanno diritto ad una indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione media globale percepita nel periodo di paga mensile precedente a quello in cui ha avuto inizio l’astensione obbligatoria; alla retribuzione media giornaliera su cui computare l’80% va aggiunto il rateo giornaliero della gratifica natalizia, della 14^ mensilità e di eventuali premi previsti dal contratto di lavoro.

Oltre all’astensione obbligatoria, è prevista anche un’astensione facoltativa: precedentemente la legge prevedeva l’astensione al lavoro per un periodo di sei mesi, anche non consecutivi, entro il primo anno del nascituro.

Successive modifiche stabiliscono l’astensione facoltativa, per entrambi i genitori anche congiuntamente, fino al compimento degli otto anni del bambino, per un periodo complessivo di dieci mesi, continuativi o frazionati.

Ogni genitore non può superare i sei mesi di fruizione (ad es. se la madre fruisce di sei mesi, il padre ne potrà fruire di quattro).

I limiti dell’astensione obbligatoria e flessibile sono ben disciplinati dalla legge, sulla base della tipologia di lavoro di cui ci si occupa, ad esempio l’astensione flessibile non è prevista per le lavoratrici a domicilio e per le colf.

 

Indipendentemente dai margini obbligatori e facoltativi stabiliti dalla legge, appare chiaro che decidere quando cominciare il congedo per la maternità, è un dato soggettivo che dipende dalla salute psico-fisica della madre e del bambino.

Non dobbiamo dimenticare tuttavia che le ultime settimane di gravidanza sono estremamente stancanti, soprattutto se si ha a che fare con un lavoro “pesante”, non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale.

Oltre a questo, interrompere prima il momento del congedo, permette di avere il tempo di “prepararsi” all’arrivo del bambino.

Esistono inoltre degli studi che stabiliscono che continuare a lavorare fino alla fine della gravidanza è nocivo per il nascituro; ci riferiamo ad uno studio condotto dall’Università di Essex.

Sulla base delle ricerche empiriche effettuate, ne è emerso che i bambini avuti da donne che lavorano fino al nono mese di gravidanza, avrebbero un peso minore rispetto quelle madri che interrompono il lavoro tra il sesto e l’ottavo mese.

 

 

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