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La toxoplasmosi

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di Carla Pistone il
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La toxoplasmosi è una banalissima infezione, ma se contratta dopo il concepimento può suscitare qualche preoccupazione.

toxoplasmosi

Il toxoplasma gondii è un parassita che si produce principalmente nel gatto, ma può infettare anche altri animali. Quando il parassita viene eliminato nel terreno con le feci, può entrare in contatto con l’uomo attraverso il gesto di portare le mani sporche alla bocca, oppure attraverso il consumo di carni a loro volta infettate da questo microrganismo.

L’importanza del momento del contagio

Con particolare riguardo alle donne, la gravità clinica della toxoplasmosi dipende dalla situazione fisiologica al momento del contagio, e precisamente dalla presenza o meno di una gravidanza instaurata. Se una donna non è incinta, infatti, l’infezione si rivela di scarsa gravità: di solito provoca soltanto uno stato di malessere generale e tende a guarire spontaneamente.

Le donne che invece contraggono l’infezione durante i primi mesi di una gravidanza – pur manifestando comunque sintomi molto lievi o non manifestandoli affatto – corrono il rischio di trasmetterla al prodotto del concepimento con una probabilità che si aggira intorno al 20%.

Questa probabilità aumenta col progredire della gestazione: più tardi si viene in contatto col parassita, maggiore è il rischio di trasmettere l’infezione al feto, fino a raggiungere circa il 65% delle probabilità una volta superato il quinto mese.

È importante chiarire, comunque, che se la madre è stata contagiata prima della gravidanza, sviluppa anticorpi che mettono il feto al sicuro da ogni possibilità di infezione. Quindi il toxoplasma si rivela dannoso per il bambino soltanto se il contagio materno avviene durante la gravidanza.

I rischi per la salute del bambino

La salute del feto esposto al parassita della toxoplasmosi, a differenza di quella della madre, può essere gravemente compromessa dall’infezione, che può causare la morte intrauterina del feto oppure seri danni a carico soprattutto dell’apparato visivo e del sistema nervoso centrale e che possono manifestarsi anche diverso tempo dopo la nascita.

L’entità di questi danni è tanto maggiore quanto più precocemente il feto è infettato: in altre parole, nei primi mesi di gravidanza è più difficile trasmettere la toxoplasmosi al feto, ma se l’infezione avviene proprio in questo periodo, i danni riportati dal feto potranno rivelarsi più gravi.

La prevenzione

Per evitare di trasmettere il toxoplasma al nascituro è bene seguire una profilassi volta ad evitare le possibili fonti di contagio. Quindi, se ci sono gatti in casa, la loro lettiera va accuratamente disinfettata (meglio delegare questo compito a un altro membro della famiglia), mentre per prevenire il contatto con terreno contaminato, per esempio quando si pratica giardinaggio, si possono utilizzare gli appositi guanti.

Altra fonte di potenziale contagio è rappresentata dal cibo: la verdura cruda deve essere lavata con cura perché cresce a contatto con terra potenzialmente contaminata. Il bicarbonato e le soluzioni disinfettanti – come l’amuchina – possono aiutare a liberare i vegetali dalle sostanze dannose utilizzate per coltivarli, ma non sono risolutivi: veramente importante è invece lavarli e sciacquarli più volte e con cura per eliminare ogni residuo di terriccio. Nessun pericolo invece si nasconde nel consumo di verdure e ortaggi cotti, perché le alte temperature uccidono il parassita.

Stessa attenzione va riservata alle carni, che devono essere sempre ben cotte. Per questo si possono mangiare tranquillamente anche gli insaccati come la mortadella e i salumi come il prosciutto cotto, mentre il prosciutto crudo e gli altri salumi non sottoposti a cottura – come il salame, la bresaola o lo speck – da questo punto di vista non possono essere considerati sicuri.

La diagnosi e la terapia

Generalmente, quando si accorge della gravidanza, una donna non sa se è già entrata in contatto col parassita della toxoplasmosi e quindi se ha già sviluppato i relativi anticorpi; quindi, oltre a mettere in pratica da subito le linee di prevenzione, è d’obbligo che si sottoponga al toxotest, l’esame del sangue materno che permette di escludere il contagio e che si effettua di solito al quinto mese di gravidanza.

Ma se l’indagine rivela un’infezione materna da toxoplasma, va instaurata al più presto una terapia a base di spiramicina, una miscela di antibiotici che favorisce la remissione dell’infezione materna e può ridurre la probabilità di trasmissione fetale anche del 60%. Nel frattempo naturalmente vanno monitorate le condizioni del feto, sottoponendosi a indagini cliniche quali l’ecografia, la funicolocentesi e l’amniocentesi.

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