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La mononucleosi infettiva nei bambini

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di Michela Gregoris il
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Conosciuta ai più come la “malattia del bacio” perché si trasmette attraverso la saliva, la mononucleosi è una malattia infettiva che colpisce spesso anche i bambini.

Il virus è del tipo Herpesviridae, ed è chiamato Epstein-Barr Virus (EBV) e scatena sintomi che per lo più si risolvono entro poche settimane: purtroppo però alcuni effetti come stanchezza e spossatezza possono protrarsi anche per mesi. Ecco come comportarsi se si scopre che il proprio bambino ha contratto il virus.

I neonati e i bambini nei primissimi anni di vita potrebbero contrarre il virus in modo a sintomatico, oppure la mononucleosi potrebbe essere scambiata per una comune influenza, con sintomi quali qualche linea di febbre e mal di gola. Nei bambini più grandi, invece, i sintomi sono più evidenti: una prima fase è caratterizzata da febbre, mal di testa, stanchezza generale, dolori addominali e ai muscoli; in particolare, poi, si riscontra un gonfiore a livello dei linfonodi cervicali e a volte anche di altre parti del corpo e tonsille infiammate.
Le tonsille in genere appaiono molto arrossate e coperte da una membrana biancastra che rende difficoltosa la deglutizione. Anche milza e fegato possono risultare un po’ ingrossati.

Per assicurarsi che i sintomi siano proprio quelli della mononucleosi sarà necessario sottoporsi a esami del sangue e per una conferma definitiva anche attraverso la reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn e degli anticorpi specifici anti EBV. Questi esami vi saranno senz’altro prescritti dal pediatra nel caso il quadro clinico faccia sospettare il contagio da questo virus.

Lo scambio di cibo, bicchieri, posate oltre allo scambio diretto di saliva provocano il contagio: va dunque fatta attenzione, in seguito alla diagnosi, a evitare ogni comportamento che possa causare la trasmissione del virus ad altri membri della famiglia. Inoltre, bisogna ricordare che il virus rimane attivo nella saliva anche dopo 6-9 mesi da quando è stato contratto, quindi la contagiosità del bambino potrebbe permanere per lungo tempo.

Mentre negli adolescenti il periodo di incubazione del virus è piuttosto lungo (30-50 giorni) nei bambini più piccoli è di minor durata (10-15 giorni), mentre la fase più acuta della malattia dura circa due settimane, e può essere di intensità variabile. I sintomi, in ogni caso, tendono a scomparire nell’arco di un mese in maniera spontanea. Infatti, non esiste una cura per la mononucleosi, e l’unica terapia è il riposo a letto e, nei casi in cui i sintomi sono più intensi, l’astensione dall’attività sportiva: una delle conseguenze più temute della mononucleosi è infatti la rottura della milza, che durante la pratica dello sport è sottoposta a maggiore sforzo.

Una volta terminata la fase acuta, spesso la mononucleosi lascia fastidiosi “strascichi”: su tutti, stanchezza e difficoltà di concentrazione. Il medico, se lo valuta necessario, potrebbe per questo consigliare l’assunzione di vitamine.

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