Gravidanza

La mononucleosi in gravidanza è pericolosa?

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di Maris Matteucci il
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La mononucleosi è una infezione virale, causata dal virus Epstein-Barr, che colpisce indistintamente maschi e femmine di ogni età e viene comunemente chiamata malattia del bacio perché il contagio avviene tramite saliva. Ma cosa succede se a contrarre la mononucleosi è una donna in gravidanza?

Questa malattia può avere ripercussioni negative sul feto? Generalmente la mononucleosi, pur avendo ripercussioni piuttosto pesanti sull’organismo (più avanti parleremo dei sintomi) non incide negativamente sul feto né tantomeno costituisce un serio pericolo per la donna incinta che la contrae. Questo, però, se si tratta dei casi più comuni di mononucleosi.

Esiste purtroppo anche un tipo di monunucleosi provocata dal cosiddetto Cytomegalovirus che si manifesta in forma congenita e può invece diventare molto pericolosa per la salute del feto. Questo tipo di virus rimane latente nell’organismo e può attivarsi all’improvviso, senza tuttavia dare sintomi particolari. Si scopre dunque la sua esistenza magari solo in un secondo momento, quando si riscontrano alcuni problemi nel bambino, a volte anche dopo il primo anno di età. Per questo motivo, è fondamentale sottoporsi al test per la mononucleosi appena di scopre di essere incinta. Il test d’altronde è semplicissimo, basta un prelievo di sangue, e vi consentirà di mettervi al riparo da cose davvero spiacevoli.

Anche perché se è vero che spesso la mononucleosi porta sintomi evidenti – linfonodi ingrossati, mal di gola, spossatezza eccessiva, ingrossamento della milza – è altrettanto vero che in molti casi nemmeno ci si accorge di essere colpiti dal virus che se ne va da solo senza lasciare sintomi particolari. Per questo motivo l’unico modo per essere certi di non avere contratto il virus della mononucleosi è quello di fare il test. Un altro modo per scongiurare la presenza del Cytomegalovirus è sottoporsi ad amniocentesi, quell’esame che consiste nel prelievo di liquido amniotico dalla cavità uterina per ottenere campioni biologici utili a effettuare una diagnosi prenatale quando c’è una gravidanza in corso.

 

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