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Le Favole di Greta

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La grotta delle cinque fate

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di Greta Pizzamiglio il
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In una valle incantata, rigogliosa al disgelo, cantavano ruscelli che si rincorrevano lungo i pendii dei monti, circondati da fiori colorati e allegri uccellini svolazzanti.

fate

Tra dolci corsi d’acqua e prati in fiore si nascondeva nella natura una grotta, situata proprio ai piedi della montagna più alta della vallata. Questa grotta era conosciuta come “La grotta delle 5 fate”. In realtà, nei villaggi della valle, nessuno sapeva esattamente come mai quella grotta fosse chiamata così, ma le attribuivano comunque dei poteri; pensavano infatti, che portasse fortuna, in momenti di bisogno, e vi si recavano, rimanendo sempre fuori per paura di un crollo delle rocce, all’occorrenza.

In un tardo pomeriggio estivo, dalla grotta delle cinque fate, usciva una sorta di musica lamentosa. Dai piedi della montagna si propagava nei boschi, fino a raggiungere i villaggi della valle. Ma nessuno se ne accorse, troppo preso dal lavoro, o da se stesso. Nessuno tranne Gaia.

La bambina non sapeva bene cosa fosse quel lamento, ma le fece talmente male al cuore udirlo, che si mise in cammino, con le orecchie belle aperte, seguendolo in lontananza, per potersi avvicinare e capire chi stesse cantando quella melodia straziante.

Camminando tra gli alberi, abbracciata dalle montagne, Gaia seguiva il rumore del lamento, nonostante tutto intorno a lei sembrava essere in perfetta armonia. Quando arrivò vicino alla Grotta delle 5 fate capì che il suono che aveva raggiunto anche la sua casetta proveniva proprio da lì, allora noncurante del pericolo di eventuali frane, si diresse all’interno della grotta, inoltrandosi all’interno di un tunnel buio e strettissimo. Dapprima un freddo glaciale le investì la pelle di braccia e gambe e poi la paralizzò completamente. In preda a forti brividi, e giramenti di testa svenne nel cunicolo nel quale si era addentrata. In una frazione di secondo si avvicinarono al suo corpicino tremante delle figure dai capelli argentei, avvolte in leggerissimi abiti lunghi, fatti di sottili veli, dai quali spuntavano due ali di farfalla trasparenti, piene di venature. Erano quattro magnifiche fate, che presero Gaia in braccio e la portarono nel cuore ghiacciato della grotta, la adagiarono suolo, vicino a dove un’altra fata, la quinta, suonava un flauto. Non appena la fata, che era seduta a suonare sotto il fusto di un albero dal quale piovevano boccioli di fiori bianchi, vide la bambina svenuta, fece cadere a terra il flauto. Subito Gaia aprì gli occhi. Non sentiva più freddo, e guardandosi intorno vide di essere in un posto bellissimo: cinque esseri luminosi e alati, ballavano intorno a lei, sorridendo, mentre suoni meravigliosi si propagavano in un buio stellato, che illuminava a malapena veri e propri cristalli di ghiaccio.

Le fate presero per mano Gaia, la portarono in volo per tutta l’area della grotta, facendole annusare fiori profumatissimi, camminare sull’acqua di un piccolo laghetto senza che lei si bagnasse il vestito, e infine, in cima alla montagna, dove provò l’esperienza di fare capriole sulle nuvole.

Una volta tornata a terra Gaia chiese loro dove si trovasse e come mai fosse finita in quel regno, e fu in quel momento che le 5 fate le spiegarono che quel regno rischiava di non esistere più, fino al suo arrivo. Le cinque sorelle infatti avevano deciso di richiamare con il suono del flauto magico gli abitanti di tutti i villaggi della valle incantata, perché questi non andavano più a trovarle entrando nella grotta, ma solo rimanendone al di fuori, per esprimere i loro desideri, senza curarsi del fatto che qualcuno, dall’interno della grotta, li esaudisse.

Il fatto che anche solo un abitante del villaggio avesse seguito il lamento del flauto avrebbe regalato alle fate altri 1000 anni di vita e quindi di desideri esauditi. Gaia allora chiese come fosse possibile che solo lei avesse udito quella musica triste, e le fate le dissero che possedeva una qualità, che lei nemmeno sapeva di possedere, la capacità di saper ascoltare con le orecchie del cuore.

Prima di accompagnare all’uscita della grotta la piccola Gaia, le fate la benedissero con le loro bacchette magiche, affinché Gaia non perdesse mai, la capacità dei bambini di poter sentire con il cuore.

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