Alimentazione

Junk food: il rischio della dipendenza

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di Elena Cerboncini il
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“Junk food”, alla lettera: cibo spazzatura…ormai il termine anglosassone è talmente diffuso da non richiedere neppure la traduzione! Con questo termine si indicano cibi ricchi di sale, grassi idrogenati, colesterolo, glucidi raffinati e lipidi saturi, combinati ad uno scarso valore nutrizionale e un elevato apporto calorico. In altre parole, si tratta di cibi ingrassanti ma che paradossalmente non donano all’organismo l’apporto giornaliero di vitamine, fibre, nutrienti ed antiossidanti necessari.

Sono inclusi nella categoria “junk food” non solo i classici hamburger e patatine fritte del Mc Donald, ma anche bibite gassate ed energetiche, snack e dolciumi di vario genere presenti ovunque in scuole, stazioni ferroviarie, supermercati e svariati luoghi pubblici.

Al solito, non ci sarebbero grossi problemi se questi alimenti fossero consumati soltanto occasionalmente, ma, consumati su basi regolari, provocano danni metabolici.

Ma perché questa ricetta “made in Usa” ha avuto tanto successo a livello mondiale, specie tra i giovanissimi?
Sono prodotti con ottima palatabilità, economici, e pubblicizzati da formidabili strategie di marketing.
Costi bassi e grandi catene di distribuzione che lo diffondono: questo spiega come la piccola osteria in pausa pranzo perda nettamente la competizione, a livello economico.

Non sottovalutiamo poi il fattore psicologico: lo sviluppo della dipendenza da junk food.
Lo Scripps Research Institute nel 2008 segnala che il consumo di cibo spazzatura altererebbe l’attività cerebrale, quasi fosse una droga. Gli esperimenti condotti sui ratti mostrano che il cervello, stimolato nell’area del piacere, richieda dosi sempre maggiori di questi alimenti.

Uno studio del British Journal of Nutrition evidenzia come le gestanti che consumano cibo spazzatura aumentano il rischio di sviluppo di malattie e futura obesità del bambino. E non mancano celebri esempi di vip incastrati dalla dieta yo-yo: abbuffate di porcherie e aumento di peso a vista d’occhio seguito da diete maniacali con dimagrimento improvviso. Salvo poi ricadere nella dipendenza da junk food, recuperando i chili persi con gli interessi, con conseguenti danni all’organismo.

Cosa rischiano i consumatori regolari di cibo spazzatura? Obesità, diabete, disturbi metabolici e cardiovascolari, depressione e cancro.
L’unica rimedio praticabile è la prevenzione tramite campagne informative che impattino sull’opinione pubblica. La Danimarca nel 2011 ha introdotto una tassa sugli alimenti che superino il 2,3% di grassi saturi, l’Ungheria ha tassato le bevande poco salutari.

La strategia vincente a lungo termine potrebbe essere una campagna di prevenzione nelle mani di scuola e famiglie: abituare i bambini ad una dieta sana fin dai primissimi anni di vita diminuisce la probabilità che siano degli adolescenti ed adulti dipendenti da junk food.

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