Essere Mamma

In aspettativa, sì ma quanto?

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di Cinzia Caserio il
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Aspetti un bambino e sei al settimo cielo. Ma già ti chiedi per quanto tempo dovrai stare lontana dal lavoro. Si tratta di una scelta importante per sé e per il piccolo in arrivo, perciò spesso non si sa che decisione prendere. Innanzitutto vanno chiariti alcuni dubbi sulle leggi che regolano l’aspettativa, sia per quanto riguarda l’aspetto economico che quello temporale.

aspettativa

La prima domanda è: quando? Prima del parto la lavoratrice dipendente ha diritto all’indennità, sostitutiva della retribuzione, per i due mesi precedenti la data in cui è fissato la nascita del figlio. Dopo il parto invece, la donna può usufruire dell’indennità per i tre mesi successivi. Anche le madri che adottano un bambino hanno diritto a questo periodo di tempo da dedicare al nuovo arrivato. Secondo la legge, il congedo di maternità spetta anche ai padri solo in caso di morte, grave malattia della madre o eventuale abbandono.

La seconda domanda è: quanto? Il congedo obbligatorio di maternità è fissato a cinque mesi complessivi, da gestire come si desidera. Ad esempio, se il vostro lavoro non è troppo faticoso e la gravidanza prosegue senza problemi, allora potreste decidere di continuare a lavorare fino all’ottavo mese. In questo modo, avreste ben quattro mesi da dedicare al bambino dopo la nascita. In ogni caso, secondo la legge la madre ha diritto all’aspettativa fino al compimento del terzo anno del bambino. Questa può rivelarsi utile anche nel caso in cui il piccolo dovesse ammalarsi. In questo modo avreste a disposizione tutto il tempo di cui vostro figlio necessita, previa presentazione di un certificato medico. Se invece dopo la gravidanza ricominciate a lavorare, potreste usufruire dei cosiddetti “permessi di allattamento”, cioè permessi giornalieri di alcune ore, regolarmente retribuiti.

L’aspettativa è diventata sempre più importante negli ultimi anni per via dei cambiamenti che hanno investito la condizione della donna nella società odierna. Sono sempre più rare infatti le madri casalinghe e aumentano quelle con una professione fuori dalle mura domestiche. Donne in carriera e madri appassionate.

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