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Il Parto naturale: l’entrata in travaglio

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di Giusy Ragni il
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Il parto naturale è di certo il modo più ambito per far nascere il proprio figlio, anche se purtroppo non sempre è possibile per svariati motivi, ma quando la gravidanza ha avuto un decorso normale e tranquillo il parto naturale è il giusto e felice coronamento ai nove mesi di attesa.

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Non c’è un momento preciso e prevedibile per l’inizio delle doglie, benché la data presunta del parto dà la possibilità di  prepararsi all’inizio del travaglio, salvo poi ritardare e persino anticipare di una decina di giorni. Non ci sono delle regole fisse per l’inizio e le modalità del travaglio, ogni donna ha una diversa risposta all’inizio delle doglie, tuttavia i giorni che precedono il momento tanto sospirato della nascita possono essere caratterizzati da piccoli segnali.

Primo segnale in assoluto è la comparsa di qualche dolore addominale, simile ai dolori della mestruazione, che si estende alla parte bassa della schiena, associato a un senso di pesantezza lombare; questo può far capire che il travaglio si avvicina, non bisogna allarmarsi ma restare serene e riposare tenendo sotto controllo l’evolversi della situazione generale.  E’ l’inizio del grande viaggio per il  bimbo nel grembo materno, l’utero si sta preparando, e il feto modifica la sua posizione nel bacino, girando la testa nel canale uterino. Da li la sensazione di peso nella parte inferiore dell’addome, e nella regione lombare, e l’aumento allo stimolo urinario, che diventa ancora più forte.

Per la donna è iniziata la fase prodromica, questo è il nome del periodo che precede il travaglio vero e proprio, che si presenterà con contrazioni, ritmiche e dolorose, dalla durata media di un paio d’ore, poi si ristabilizzerà la calma e i dolori scompariranno. Da questa fase la gestante passerà alle fasi successive che vanno: dall’inizio del travaglio alla dilatazione completa della cervice, e poi dalla dilatazione completa della cervice al parto,  per finire con l’espulsione della placenta.

La durata del travaglio, il suo decorso, e la risposta della gestante a tutto l’insieme delle azioni e reazioni meccaniche  e dinamiche, che portano alla nascita del bimbo, sono generalmente sottoposte allo stato della gestante stessa, sia fisico che psicologico: se ha attuato una buona preparazione al parto, sarà distesa con un grado ottimale di controllo sul dolore provocato dalle contrazioni.

Nella fase iniziale del travaglio, la cosa importante è di non farsi prendere dall’agitazione e dall’ansia, correndo in ospedale prematuramente, con uno spreco di energie inutile e un carico di stress che non giova né alla madre né al bimbo.  La misurazione della frequenza e della durata delle contrazioni, dal primo momento in cui iniziano manifestarsi, è indispensabile; questo controllo va eseguito con un orologio che abbia la lancetta dei secondi. La frequenza va misurata contando il tempo di intervallo tra una contrazione e quella successiva; all’inizio ha una portata standard uguale per quasi tutte le donne, tra i 30 e i 15 minuti.

Il tempo di durata della contrazione si calcola da quando comincia a quando finisce. Recarsi in ospedale quindi, quando le contrazioni hanno una distanza tra loro di 5/10 minuti e quando hanno una durata di 40-50 secondi circa. Ovviamente è utile muoversi da casa molto prima se l’ospedale dove è stato programmato il ricovero è molto distante.

Condizioni che richiedono il ricovero immediato: perdite di sangue rosso vivo, sono indice quasi certo di un problema della placenta che richiede valutazione medica immediata; o la rottura delle acque in assenza di contrazioni. Dopo la rottura delle acque, il bimbo nel grembo materno non ha più difese dall’ambiente esterno ed è esposto a possibili infezioni.

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