Psicologia infantile

Il mio bimbo si mette continuamente il dito in bocca: soluzioni e consigli

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di Daniela Bottarelli il
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Succhiare è un istinto innato legato allo stimolo della fame, ma anche al bisogno del bambino di riconoscere ed esplorare le diverse parti del proprio corpo, a partire dalla bocca.
Se però tenere il dito in bocca diventa una pratica costante, che si protrae anche fino all’età della scuola dell’infanzia, è bene intervenire. Ecco come regolarsi.

Ci sono bimbi che, dopo aver pianto mettono il dito in bocca per tranquillizzarsi e altri che lo fanno mentre ascoltano una favola o prima della nanna, per rilassarsi. Sono forme di auto-appagamento che, almeno in parte, sostituiscono il piacere di succhiare il seno, il biberon o il ciuccio.. Reprimerle è controproducente, perché si rischia di creare nel bambino una condizione di nervosismo che alla sera, ad esempio, renderà più difficile l’addormentamento.

Quando, però, succhiarsi il pollice diventa una pratica costante e continua, che si protrae oltre l’inizio della scuola dell’infanzia, è bene intervenire. Il bambino che ha il ‘vizio’ di succhiarsi il dito, spesso, è semplicemente alla ricerca di tenerezze. In questi casi, proviamo a rivolgerci a lui in questi termini: ‘Non serve mettere il dito in bocca: c’è qui la mamma per le coccole’. Abituiamoci, insomma, a dare voce ai suoi bisogni più profondi”.

La consuetudine di succhiarsi il dito, inoltre, riflette la tendenza a concentrarsi molto su se stesso laddove, invece, il bambino ha bisogno di spostare sempre di più i suoi interessi verso l’esterno. “Sarà importante offrirgli nuovi stimoli, coinvolgendolo in attività manuali e creative, utili non solo a distrarlo ma a sviluppare gradualmente la sua interazione con l’ambiente.

Se il bambino riceve da mamma e papà un sostegno positivo alla sua voglia di crescere, sarà più facile per lui abbandonare le vecchie abitudini. È il caso, ad esempio, del bimbo che aiuta la mamma a riordinare la cameretta. Grazie ai risultati ottenuti – che gli permettono di sentirsi più ‘grande’ – non avrà più bisogno di ricorrere al dito in bocca per autogratificarsi.

In passato, c’era l’abitudine di dissuadere il bimbo da questo comportamento, bollato come un ‘brutto vizio’, ungendogli le dita con sostanze amare. Ma la suzione del dito è una pratica che infonde serenità e rilassamento: non bisogna mai costringerlo ad abbandonarla. L’impulso ‘orale’ del bambino non va represso anche se si protrae oltre il periodo dello svezzamento.

Questa fase, che segna un profondo cambiamento, alimentare e psicologico, porta con sé una comprensibile dose di ansia. Il bimbo è incuriosito dai nuovi alimenti ma, a volte, vorrebbe essere ancora allattato e ritrovare l’intimità del contatto pelle a pelle con la mamma, favorito dalle poppate. Il bambino che succhia il pollice, le altre dita o parte della mano chiusa lo fa indipendentemente dal senso di fame: è come se, ogni volta, rivivesse, nel suo immaginario, il contatto appagante e contenitivo con il seno materno.

Tante mamme si chiedono se sia meglio il dito in bocca o il ciuccio. Non bisogna incoraggiare il bambino, abituato all’uso del ciuccio, a sostituire questa pratica con la suzione del dito. Ogni volta che il bimbo riuscirà a sottrarsi al controllo dei genitori, potrà ricorrervi con più facilità rispetto al ciuccio, con il rischio di protrarre quest’abitudine più a lungo nel tempo. Rispetto al ciuccio, infatti, le dita delle mani sono sempre disponibili.

Ecco perché, anche a questo fine, è importante promuovere l’interesse del bambino verso giochi e attività che lo stimolino all’autonomia e a spostare l’attenzione da sé al mondo esterno.

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