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Il latte artificiale

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di Carla Pistone il
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L’unica alternativa per coprire il fabbisogno nutrizionale del bambino se la mamma non produce abbastanza latte.

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Molte mamme si oppongono al ricorso al latte artificiale per nutrire il loro piccolo, convinte che, aggiunto al latte materno, ne possa deteriorare la composizione. Se il latte naturale comincia a scarseggiare, si può tentare di stimolarne la produzione continuando ad attaccare il bambino al seno, perché la suzione invia al cervello il messaggio di produrre il latte e stimola l’attività delle cavità lattifere, entrambe cose che un semplice tiralatte non è in grado di fare.

Ma se, nonostante le sollecitazioni il latte materno non è sufficiente a coprire il fabbisogno nutrizionale del neonato, il ricorso al latte artificiale è utile e inevitabile.

Al momento – è vero – non esiste alcun latte che possa sostituire completamente quello materno, tuttavia esistono in commercio varietà diverse di latte artificiale tra cui scegliere a seconda dello stato di salute e dell’età del bambino:

–          Il latte in polvere non acidificato

–          Il latte acidificato, più stabile e digeribile; rispetto a quello non acidificato, espone meno il bambino al rischio di infezioni gastro-intestinali

–          Il latte adattato (o “umanizzato”); si tratta di latte vaccino modificato allo scopo di renderlo quanto più simile al latte di donna; detto anche “latte di partenza”, è il più somministrato dal primo al quinto mese di vita.

In particolare, il latte artificiale arricchito di due acidi grassi essenziali, l’acido arachidonico (AA) e l’acido docosaesonico (DHA) – importantissimi per le funzioni cerebrali del bambino, è più affine al latte materno naturale e fornisce dosi adeguate di questi lipidi cerebrali quasi al pari dell’allattamento al seno.

A partire dal sesto mese e fino al primo anno di vita, il bambino può essere nutrito con latte parzialmente adattato – detto anche “latte di proseguimento” – che rispetto al latte adattato conserva maggiori caratteristiche del latte vaccino, soprattutto nella composizione in proteine e lipidi;

dai 12 mesi in poi, invece, si può somministrare il cosiddetto latte di crescita, normale latte vaccino addizionato di vitamine e sali minerali.

È importante però che la scelta del latte artificiale sia sempre rimessa alla competenza del pediatra.

Il passaggio dal latte materno al latte al latte artificiale, comunque, deve avvenire sempre nella maniera più graduale possibile, qualunque sia l’età del piccolo lattante. Pertanto, se una mamma prevede che di lì a poco non potrà più allattare il suo piccolo al seno, dovrà introdurre subito un primo pasto di latte artificiale, aggiungendone un altro ogni due o tre giorni fino a coprire tutti i pasti della giornata nel giro di una decina di giorni.

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