Alimentazione

Il glutine durante lo svezzamento

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di Mara Martini il
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La maggior parte delle mamme è ormai abbastanza informata riguardo celiachia e sensibilità al glutine, che sono fra le “regine” delle intolleranze alimentari. E si domanda – e domanda al pediatra – quale sia il momento giusto per cominciare a introdurre il glutine nella dieta del proprio bambino per evitare problemi di sensibilizzazione a questa sostanza.

La celiachia, o morbo celiaco, è una malattia autoimmune originata da un’intolleranza permanente alla gliadina, frazione alcool-solubile del c.d. glutine, una sostanza proteica gelatinosa presente nel grano e in numerosissimi altri cereali – avena, farro, kamut, orzo, segale etc… In pratica, nei soggetti predisposti, l'”incontro” con la gliadina provoca una intensa reazione anticorpale che va a colpire la stessa mucosa intestinale, producendo una serie di pesanti disturbi a carico sia dell’apparato gastrointestinale sia dell’intero organismo.

Diversamente da molte altre intolleranze, la celiachia è destinata ad accompagnare i soggetti che ne sono colpiti praticamente per tutto il corso della vita (discorso leggermente diverso vale invece per gli altri disordini appartenenti allo spettro della sensibilità al glutine). E non esistono medicine per curarla: l’unica arma attualmente disponibile per contrastarne gli effetti è la dietoterapia. I celiaci devono evitare assolutamente di mangiare cibi contenenti glutine.

Premesso che, se trattata, la celiachia non è una malattia grave, e che le persone che ne sono affette possono condurre una vita normalissima – specie adesso che esistono in commercio numerosi farinacei glutenfree -, può comunque essere interessante per i genitori avere la possibilità di “prevenirla” – sempre ammesso che questa possibilità esista… È appunto per questo che ci si interroga sulla eventuale relazione fra celiachia e glutine nello svezzamento.

Sebbene, infatti, gli studi abbiano rilevato già da tempo una sicura predisposizione genetica alla base di questa intolleranza (tant’è che i familiari di persone celiache hanno molte più probabilità di sviluppare la malattia rispetto alla generalità della popolazione), è anche vero che il suo esordio – che può avvenire tanto in età pediatrica quanto in età adulta o avanzata – è scatenato dalla concorrenza di fattori ambientali, come segnatamente alcuni comportamenti alimentari.

Dalle ultime e più accreditate ricerche mediche, sembrerebbe che proprio un’esposizione troppo precoce del bambino al complesso glutinico possa rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo futuro della malattia. Secondo le risultanze degli studi condotti dal professor Fasano presso il Centro di Ricerca sulla Celiachia dell’Università del Maryland, somministrare al piccolo svezzando omogeneizzati e minestrine contenenti glutine prima dei 6/7 mesi, potrebbe favorire l’insorgenza dell’intolleranza nel corso della vita. Tale effetto sarebbe dovuto, secondo gli scienziati, al fatto che le pareti intestinali dei piccoli – e in particolare i loro villi (cioè quelle specie di escrescenze della mucosa del tenue che permettono all’organismo di assorbire i nutrienti contenuti nei cibi) – non sarebbero ancora maturi abbastanza da contrastare l’effetto leggermente tossico di alcune porzioni del glutine. Mentre, l’introduzione della sostanza dopo i 10 mesi risulterebbe molto più tollerata.

Occorre specificare che in questa materia ci si muove ancora nel campo delle ipotesi e che quella suesposta non è una teoria consolidata, perché ancora poco corroborata dalle sperimentazioni. Tuttavia, nell’attesa di evidenze scientifiche definitive, si può consigliare prudenzialmente alle mamme alle prese con le prime pappine salate, di offrire al loro bimbo alimenti naturalmente privi di glutine – come creme di riso, farina e pastine di mais -, perlomeno fino al superamento del periodo “critico” dei 7 mesi di vita; e dopo questa soglia, di cominciare a introdurre il frumento e gli altri cereali glutinati in maniera molto graduale e sempre osservando con attenzione le eventuali reazioni del piccolo.

Sembra invece ormai accertato (come conferma anche l’AIC – Associazione Italiana Celiachia) l’effetto moderatamente protettivo nei confronti della celiachia – come delle allergie e intolleranze in genere – di un allattamento al seno prolungato… almeno fin quando si può.

 

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