Salute

Il diabete gestazionale

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di Chantal De Honestis il
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Intorno alla fine del secondo trimestre di gravidanza (dalla 23sima alla 28sima settimana) la futura mamma dovrà fare attraverso un esame del sangue la cosiddetta “curva glicemica” che individuerà la presenza o meno del diabete gestazionale.

Innanzittutto cerchiamo di capire cos’è il diabete gestazionale.

E’ un disordine della regolazione del glucosio che generalmente sparisce con il parto.

In pratica l’organismo non riesce ad assorbire gli zuccheri.

Questo succede a causa dei cambiamenti ormonali che si verificano nel corpo della gravida.

Per assicurare il corretto apporto di zuccheri al feto, gli ormoni della placenta tendono a contrastare l’azione dell’insulina prodotta dall’organismo materno. Quando questo meccanismo non funziona, si verifica una resistenza all’insulina e un aumento eccessivo della concentrazione di glucosio nel sangue materno. Nella maggior parte dei casi, l’organismo reagisce aumentando la produzione di insulina ma, nel caso in cui il pancreas non sia in grado di sopperire a questa carenza, la glicemia nel sangue va incontro a un aumento e si manifesta il diabete gestazionale. Il valore di riferimento è di 90/92mg.

Diagnosticare la presenza del diabete gestazionale è semplice, attraverso un analisi del sangue che misura la glicemia, l’esame può essere di due tipi, la “mini curva glicemica” e la “curva glicemica”.

Il prelievo verrà effettuato una prima volta a digiuno, la futura mamma dovrà poi ingerire circa 75 grammi di glucosio e attendere circa un ora. A questo punto il prelievo potrà essere effettuato per verificare la quantità di glucosio nel sangue.

Per definire la gestante “sana” i valori della glicemia dovranno essere entro i seguenti parametri di:

– 95 mg/dl a digiuno;

– 180 mg/dl dopo un’ora;

– 155 mg/dl dopo due ore

– 140 mg/dl dopo tre ore

La mini curva prevede il prelievo a digiuno e poi dopo 1 ora. La curva glicemica classica prevede due/tre prelievi fatti dopo aver ingerito il glucosio.

Nuove linee guida stabiliscono che i valori della glicemia basale vadano monitorati attraverso il prelievo del sangue già nel primo trimestre. I valori che ne risulteranno daranno al medico una prima indicazione se si verificherà la possibilità di insorgenza del diabete gestazionale.

Se anche uno solo dei tre valori risulta superiore al parametro di riferimento si può formulare la diagnosi di diabete gestazionale.

E’ bene tener presente che ad 1 donna su 4 durante la gravidanza risulta avere il diabete gestazionale.

Le persone più a rischio sono le donne in sovrappeso, quelle con diabete in famiglia e coloro che hanno già sofferto della patologia in gravidanze precedenti, a meno che non abbiano cambiato le loro abitudini alimentari.

Una volta diagnosticato il diabete gestazionale, andrà fatto un controllo dei valori della glicemia durante tutta la fase della gravidanza. L’autocontrollo quotidiano della glicemia costituisce un’arma essenziale per mantenere costantemente monitorato il proprio stato di salute.

La gestante utilizzando uno strumento portatile detto reflettometro, che misura la glicemia capillare, dovrà prelevare una goccia di sangue dal dito 2-3 volte al giorno, secondo uno schema ben preciso. La glicemia così misurata deve essere inferiore a 90mg prima dei pasti e inferiore a 120mg a due ore di distanza dal pranzo. Per quanto riguarda invece il nascituro è importante monitorare la crescita con ecografie periodiche.

Il primo intervento sarà quello di modificare drasticamente la dieta, è fondamentale diminuire il consumo di zuccheri e grassi e ridurre (anche senza eliminarli del tutto) alimenti quali la carne rossa, i formaggi, i carboidrati ( pane, pasta e pizza). Andranno invece aumentati, il consumo di frutta, verdura, pesce, pollame e legumi.

Alla dieta va affiancata un po’ di attività fisica che aiuterà a ridurre la concentrazione di glucosio nel sangue.

Ovviamente l’attività scelta deve tener presente dello “stato interessante” in cui si trova la donna. Si escludono quindi attività eccessivamente energiche e impegnative, vanno scelte attività dolci quali il nuoto o il camminare.

Nei casi in cui la glicemia è particolarmente alta, la gestante dovrà eseguire delle terapie insuliniche.

Inutile sottolineare che sia la dieta che l’attività fisica vanno indicate dal medico.

I rischi della patologia sono molteplici, primo fra tutti è la macrosomia fetale cioè l’eccessiva crescita del feto che oltre a causare eventuali problematiche al momento del parto (privato all’improvviso di elevate quantità di zuccheri, l’organismo del neonato potrebbe avere scompensi legati all’ipoglicemia) può generare rischio di sofferenza fetale e di morte endouterina. In più, il bambino ha un maggior rischio di sviluppare da adulto obesità e malattie metaboliche, come cardiopatie, pressione alta, diabete.

 

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