Educare un figlio

I bambini e la televisione

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di Carla Pistone il
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Il rapporto tra infanzia e televisione è stato descritto per lungo tempo in termini apocalittici. Il ruolo e l’influenza della tv sulla fase in cui gli esseri umani sviluppano le loro prime conoscenze sono stati considerati catastrofici a causa della trasmissione di programmi inadatti – nella migliore delle ipotesi – se non addirittura perniciosi per l’educazione dei bambini, nonché a causa dell’eccessivo numero di ore trascorse dai ragazzi davanti al televisore a discapito di altre più nobili attività.

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Si tratta però di un pregiudizio da superare ormai, non solo perché è cambiato il modo di fare televisione – che da alcuni anni rivela una maggiore considerazione della sensibilità dei bambini – ma anche perché i bambini stessi sono cambiati, ed ora si dimostrano  molto più aperti, ma anche più critici, alle sollecitazioni e agli stimoli comunicativi e socioculturali.

Le ragioni di questa evoluzione nello spirito critico dei ragazzi, manifestato fin dalla più tenera età, risiedono nel diverso atteggiamento delle nuove generazioni di genitori, che negli ultimi decenni appare più incline al soddisfacimento di bisogni più elevati  – quelli intellettuali e culturali – rispetto alle generazioni precedenti, più impegnate nel soddisfacimento dei bisogni primari e secondari, quelli legati alla sopravvivenza e alla sicurezza. Questo atteggiamento si trasmette virtuosamente ai figli, nello stesso modo in cui, più pericolosamente, si trasmettono loro comportamenti ansiosi o determinati tabù.

Lo stesso atteggiamento ha effetti positivi sull’esposizione dei bambini ai programmi televisivi. Essendo aumentate sia loro offerta che la loro qualità, è possibile scegliere le trasmissioni migliori da far vedere ai ragazzi; d’altra parte, genitori più consapevoli  smettono di addossare tutti i difetti educativi ai programmi televisivi e si assumono la loro porzione di responsabilità rispetto a certe tematiche trattate in tv che altri non osano affrontare apertamente con i loro figli.

  • Dal punto di vista dell’offerta televisiva c’è da rilevare che nell’ultimo  decennio le più importanti emittenti televisive hanno organizzato palinsesti “recintati” per i ragazzi, nel rispetto del Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori sottoscritto nel 2002. La scelta è ampia, tenendo conto dei diversi canali tematici che trasmettono non solo cartoni animati, ma anche documentari e film per ragazzi.

      Inoltre l’Agcom ( Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ) ha indicato l’obbligatorietà  dell’introduzione dei meccanismi di parental control  con codici personalizzati su tutti gli apparecchi televisivi in commercio. 

      Se il Codice è disatteso, è possibile intervenire personalmente segnalando l’infrazione al Comitato di Applicazione del Codice di Autoregolamentazione Media e Minori ed evitando che i bambini si sintonizzino ancora su certe emittenti  programmando opportunamente il proprio apparecchio tv.

  • Dal punto di vista della responsabilità dei genitori, invece, diciamocela tutta: alle generazioni di ragazzi cresciuti davanti alla tv senza il minimo controllo – i ragazzi degli anni ’80 per intenderci – la televisione ha impartito lezioni – anche se spesso in maniera scorretta – su argomenti difficili da affrontare o coperti da pesantissimi tabù, come il sesso o le liti dei genitori.

      Bisogna infatti riconoscere che la televisione è stata per molti anni un comodo surrogato dell’educazione  genitoriale, salvo poi lamentarsi dei suoi contenuti. Per non parlare del ruolo di “bambinaia” della tv, davanti alla quale i figli erano lasciati per ore  – e chissà che non succeda ancora oggi – a guardare i cartoni animati.

      E’ invece importante trascorrere più tempo con bambini e ragazzi, svolgendo attività che alimentino il senso della complicità e della famiglia – come preparare insieme la cena – e approfittando di questa dilatazione dei tempi familiari per spiegare ai figli tutti quegli aspetti della vita che è meglio che essi non apprendano in maniera scorretta dalla tv.

Inoltre, i genitori non dovrebbero limitarsi a scegliere accuratamente i programmi più adatti alla visione da parte dei loro figli: con la stessa cura dovrebbero selezionare anche le trasmissioni cui essi stessi assistono.

Infatti il pericolo insito nella tv non proviene solo dall’eventuale cattivo messaggio, fatto di immagini e parole che possono scuotere l’integrità fisica e morale dei ragazzi, ma anche dalla possibilità che i figli si abituino per sempre alla visione di programmi di scarso contenuto o addirittura demenziali. Da grandi assisterebbero soltanto a partite di calcio e telenovelas (con tutto il rispetto per queste categorie di spettacoli) laddove sarebbe meglio – a qualunque età – approfittare del mezzo televisivo anche per imparare qualcosa.

I genitori possono aiutare i ragazzi a superare spontaneamente la fase della tv spazzatura assistendo in loro presenza a programmi di qualità. Forse per effetto della crisi, questa è un’epoca di grande risveglio intellettuale, per cui i palinsesti delle emittenti televisive pullulano di programmi a carattere culturale, economico e politico e lo spazio digitale e satellitare è fitto di canali tematici dedicati all’ambiente, alla storia, all’arte.

Certo, questo non vuol dire obbligare i bambini alla visione di queste trasmissioni, peraltro probabilmente ancora al di fuori della loro portata. Ma se i genitori seguono il telegiornale tutte le sere e magari discutono amabilmente e con interesse davanti a un programma di approfondimento, i ragazzi percepiscono che si tratta di attività sintomatiche dell’essere adulti, proprio quello che non vedono l’ora di diventare. I loro gusti televisivi matureranno spontaneamente, senza bisogno di forzature, ma solo in virtù di un imprinting naturale.

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