Non rimango incinta

Hai mai pensato di adottare un bambino?

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di Carla Pistone il
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I bimbi vengono concepiti nel cuore e nella mente dei genitori, prima che nell’utero materno. I figli adottivi non fanno eccezione.

adozione

Quando i figli non arrivano, molte coppie si sottopongono a trattamenti clinici per la cura della sterilità e dell’infertilità. Un percorso impegnativo e complicato, ricco di sfumature psico-affettive ed emozionali che si trasformano in sofferenza quando anche i tentativi di procreazione assistita risultano inefficaci.

Spesso il pensiero corre all’adozione proprio in seguito ai fallimenti di queste cure, dopo anni di terapie contro l’infertilità o ripetute inseminazioni omologhe o eterologhe. Le coppie si rivolgono all’adozione per realizzare finalmente il proprio desiderio di genitorialità ed è allora, in quel momento, che un bambino adottivo nasce nella fantasia dei due partners.

Se da un lato nella maternità adottiva manca il rapporto fisico- corporeo e la previsione di un riflesso somatico del proprio sé nel il bambino che verrà, d’altra parte in essa il coinvolgimento mentale ed emozionale è più spiccato rispetto alla maternità biologica. Il concepimento biologico infatti implica la creazione di uno spazio fisico nel corpo della madre che accoglie il suo bambino e che si trasforma con lui; nella prospettiva dell’adozione invece la madre crea un grande spazio interno, nella sua mente e nella sua psiche, dando luogo a quella che potremmo pensare come una “gravidanza adottiva”. Una gestazione che di solito dura molto più di nove mesi, prolungata da interminabili iter burocratici, così che il figlio adottivo “nasce” dopo che la madre ha maturato a lungo la sua genitorialità e dopo averla resa autonoma dall’istintività fisica di procreare.

L’adozione quindi non può essere considerata come un semplice ripiego al fallimento della ricerca di un figlio biologico, tanto è vero che molte coppie percorrono contemporaneamente le due strade: quella dell’adozione e quella della procreazione assistita. Una scelta che si basa sul presupposto che ogni bambino ha diritto a una famiglia e che l’affetto familiare può concretizzarsi con o senza un vincolo di sangue.

Spesso poi l’adozione si comporta da fattore di sblocco psicologico che permette alla coppia di concepire improvvisamente un figlio biologico dopo innumerevoli tentativi mai andati a buon fine. Non è raro infatti che sia proprio l’ansia di procreare a rappresentare un ostacolo al concepimento naturale e a giocare un ruolo negativo importante anche nell’ambito della procreazione assistita, poiché impedisce all’embrione impiantato nell’utero di attecchire.

Per contro è molto frequente che le donne che chiedono di adottare un bambino dopo anni di trattamenti contro l’infertilità, inizino una gravidanza subito dopo aver presentato la domanda di adozione, oppure al momento in cui è dichiarata l’idoneità della coppia ad adottare o infine quando il bambino adottivo viene loro assegnato, cioè – in altri termini – quando si affaccia la prospettiva di esaudire il proprio desiderio di genitorialità escludendo finalmente la frustrazione di sentirsi fisicamente incapaci di concepire.

Adottare dunque fa bene. Fa bene ai genitori, che maturano con il nuovo arrivato un legame di sangue costruito insieme, giorno dopo giorno. Fa bene ai bambini, che trovano nella nuova famiglia il loro posto nel mondo. L’adozione, insomma, è una reciproca missione d’amore.

Voi che ne pensate dell’adozione? Adottereste un bambino oppure no? 

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