Fecondazione Assistita

Fecondazione assistita: sì alla diagnosi preimpianto a spese del SSN

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di Carla Pistone il
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Una sentenza che non si deve esitare a definire epocale disapplica per la prima volta la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita in favore di una coppia romana.

La legge 40/2004 è oggetto da tempo di numerose “bocciature” da parte delle Corti internazionali, che vi hanno rinvenuto più volte contrasti con i diritti umani ritenuti meritevoli di tutela. Questa volta è il caso della diagnosi preimpianto, aspetto sul quale la norma è stata ritenuta incoerente con lo stesso ordinamento italiano e precisamente con la legge 194 sull’interruzione di gravidanza: se infatti da un lato la legge 40 vieta alle coppie non sterili l’accesso alle diagnosi preimpianto degli embrioni, dall’altro la legge 194 permette l’aborto terapeutico se il feto è affetto, ad esempio, da fibrosi cistica.

La fibrosi cistica è appunto la malattia che Rosetta Costa e Walter Pavan, i coniugi romani portatori sani di questa patologia, rischiavano di trasmettere al figlio che avevano deciso di concepire. Per questo la coppia ha pensato di ricorrere alle tecniche di PMA allo scopo di impiantare in utero, grazie all’applicazione della diagnosi preimpianto, soltanto embrioni sani. I due infatti hanno già una bambina affetta dalla malattia, provocata da un gene difettoso che induce l’organismo a produrre una sostanza mucosa che interferisce gravemente con la funzione polmonare e con il processo di assorbimento del cibo. Ciononostante, essendo una coppia fertile, la legge 40 vietava loro l’accesso alla diagnosi preimpianto necessaria per selezionare gli embrioni sani.

Di qui il ricorso, che il giudice della prima sezione civile Donatella Galterio ha accolto in favore della coppia, sulla base di una sentenza già emessa sul caso all’inizio del 2013 dalla Corte di Strasburgo, secondo la quale la legge 40 viola l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, quello che tutela la vita privata e familiare di ciascun essere umano.

Ai due coniugi è stato quindi riconosciuto il diritto ad effettuare la diagnosi degli embrioni prima dell’impianto in utero a spese del Servizio Sanitario Nazionale, oltre al ristoro delle spese legali e dei danni morali. Si tratta della caduta di uno degli ultimi baluardi della normativa italiana sulla fecondazione assistita, ormai quasi universalmente ritenuta proibizionista e irrispettosa dei diritti umani.

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