Fecondazione Assistita

Fecondazione assistita: meglio in Italia o all’estero?

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di Carla Pistone il
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Quando una coppia si rivolge alle tecniche di riproduzione assistita è spinta da un desiderio di genitorialità così intenso da indurla a superare le svariate difficoltà a cui va incontro. Si tratta di complicazioni di varia natura, che vanno dall’impegno fisico non indifferente – a volte per entrambi gli aspiranti genitori –  a sottoporsi a pesanti cure mediche, al superamento di ostacoli a carattere legislativo e burocratico, che spesso sembrano voler intralciare la vocazione alla maternità e alla paternità.

Queste ultime difficoltà spesso inducono le coppie che non riescono a concepire a cercare soluzione nei Paesi in cui l’accesso alla fecondazione assistita è più agevole, e a scegliere quindi di rivolgersi a strutture che praticano la procreazione medicalmente assistita (PMA) al di là dei confini italiani.

Le leggi dei Paesi europei in materia di fecondazione assistita, in effetti, si differenziano per gli obiettivi e le possibilità che consentono e sono state adottate in tempi diversi nelle singole Nazioni: la prima è stata la Svizzera, nel 1984, e l’ultima l’Italia, vent’anni dopo.

Queste le normative vigenti nei principali Stati membri dell’Unione Europea:

  • In Grecia, la legge sulla PMA è tra le più avanzate e liberali d’Europa:

consente l’assistenza medica sia per rimediare alla sterilità e all’infertilità che per evitare la trasmissione di malattie genetiche gravi. È quindi consentita la diagnosi genetica preimpianto (PGD) e la selezione di genere degli embrioni  per evitare la trasmissione di patologie legate al sesso.

Possono accedere alle tecniche le coppie sposate; le donne conviventi e le single possono accedervi purché con il consenso del partner. Il consenso all’impianto può poi essere revocato fino al trasferimento in utero dell’embrione.

È consentita anche la fecondazione post mortem (cioè con seme del coniuge o del convivente nel frattempo deceduto) ma solo se questi aveva rilasciato un consenso scritto oppure dietro autorizzazione del giudice.

Con il consenso di tutte le parti interessate e del giudice, è possibile anche ricorrere all’utero di un’altra donna (maternità surrogata), mentre la fecondazione eterologa è sempre permessa e prevede la facoltà per la persona nata, una volta cresciuta, di accedere ai dati del donatore in caso di necessità.

  •  In Gran Bretagna, lo “Human Fertilisation and Embryology Act” consente la fecondazione eterologa non solo alle donne sposate o conviventi, ma anche alle nubili. Inoltre sono consentiti l’inseminazione post mortem e l’affitto dell’utero purché a titolo gratuito.
  • La cattolicissima Spagna ha predisposto una normativa sulla PMA simile a quella inglese fin dal 1988
  • In Germania la legge è più severa, ed è ispirata alla protezione dell’embrione come quella svizzera e quella italiana.

È ammessa l’inseminazione omologa ed eterologa, ma solo per le coppie sposate: le coppie di fatto devono preventivamente ottenere l’autorizzazione di una commissione regionale dell’Ordine dei medici.

Non sono ammessi né l’inseminazione post mortem, né l’affitto dell’utero; una recente sentenza della Corte di Giustizia Federale ha invece stabilito la liceità della diagnosi genetica preimpianto per selezionare gli embrioni, in quanto avrebbe lo scopo di assicurare una gravidanza vitale.

  • In Austria e in Svezia la normativa sulla procreazione medicalmente assistita è simile a quella della Germania, con la peculiarità che in caso di inseminazione eterologa i dati del donatore non sono coperti da anonimato e la persona nata vi può accedere “non appena raggiunta la sufficiente maturità” (in Austria 14 anni).
  • In Francia, solo le coppie sposate o conviventi da almeno due anni possono accedere alla fecondazione artificiale.

L’inseminazione eterologa è ammessa, ma solo a patto che il donatore soddisfi particolari requisiti – ad esempio un’età non superiore a 45 anni – ed è coperta da anonimato.

La diagnosi preimpianto è possibile solo quando la probabilità di generare un figlio con patologie gravi sia elevata e dietro specifica autorizzazione.

Sono vietate la maternità surrogata e l’inseminazione post mortem.

  • In Italia, nel 2004, il Parlamento italiano ha approvato la legge n. 40, che permette la fecondazione assistita soltanto in presenza di infertilità accertata e certificata dal medico.

Sono vietate la fecondazione eterologa e la fecondazione post mortem.

Possono fare ricorso alle tecniche di fecondazione assistita persone coniugate o coppie di fatto, di sesso diverso, maggiorenni ed in età fertile.

La coppia può recedere dall’intenzione di ricorrere alla fecondazione assistita finché l’ovulo non sia stato fecondato, dopo quel momento non sarà più possibile tornare indietro.

Sono proibite le indagini preimpianto: una donna portatrice di anomalie genetiche potrà sapere se avrà un bambino sano oppure malato soltanto dopo il trasferimento in utero; in questo caso potrà ricorrere all’aborto terapeutico. Ragione questa per cui la legge n. 40 ha incassato la “bocciatura” della Corte europea dei diritti umani.

Non si può certo negare l’influenza della Chiesa sull’atteggiamento italiano nei riguardi della procreazione assistita; una posizione che pur essendo degna di rispetto, forse dovrebbe tenere conto anche di opinioni diverse, visto che nel nostro Paese l’elemento della laicità assurge a “principio supremo dello Stato”.

La lunga serie di divieti e limitazioni fa sì che molte coppie residenti in Italia maturino l’idea di rivolgersi ai centri di altri Paesi dell’Unione Europea che praticano la procreazione medicalmente assistita. Una possibilità concreta e priva di eccessive difficoltà burocratiche, anzi: restando in Europa, le spese mediche sostenute sono interamente detraibili dalla dichiarazione dei redditi.

Ma nonostante la relativa facilità di accesso alla fecondazione assistita negli altri Paesi europei, non c’è dubbio che modifiche alla normativa italiana ispirate al principio di laicità – inteso come forma di convivenza umana che ammette il pluralismo delle posizioni etiche, filosofiche e religiose e tutte le rispetta –  renderebbero più facile il percorso di tante coppie che vorrebbero soddisfare la  loro legittima e naturale aspirazione ad avere un figlio.

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