Fecondazione Assistita

Fecondazione assistita dopo gli “anta”

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di Valeria Notaro il
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Da anni ormai è in crescita il numero delle donne che sentono il bisogno di avere un figlio dopo i quarant’anni, o a causa della loro condizione lavorativa o perché si tende a sposarsi intorno a quella fascia d’età.

Sapendo che la fertilità della donna diminuisce dopo i 30 anni, accelerando il suo decorso introno ai 40 anni, in quanto vi è una diminuzione degli ovociti sia in termini di qualità che in termini di quantità, la donna insieme al suo partner inizia a porsi domande e ad avvicinarsi alla possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita, per poter coronare il sogno di diventare genitori.

Sono molte le domande che una donna si pone, una su tutte è quali problemi può causare un’eventuale gravidanza dopo i 40 anni e come posso prepararmi al meglio.

Studi recenti hanno stabilito che il 14,7% delle coppie fra i 40 e i 44 anni non è più fertili. Medici e ginecologi suggeriscono di indagare presso un centro specializzato se la donna non rimane incinta dopo circa un anno di rapporti sessuali non protetti. Il suddetto centro in questione aiuterà a identificare eventuali fattori di infertilità, che possono riguardare sia la donna che l’uomo.

La fecondazione assistita consiste in diverse tecniche che aiutano il processo di concepimento, inducendo la donna in stato di gravidanza. Le tecniche della fecondazione assistita comprendono: la stimolazione dell’ovulazione quando quest’ultima è assente e l’immissione dell’ovulo fecondato all’interno della cavità uterina in caso di ostruzioni tubariche.

C’è da dire però che dopo i 40 anni le possibilità di successo attraverso le tecniche della  la fecondazione assistita non sono estremamente alte. Il percorso è lungo e spesso estenuante e purtroppo non è sempre efficace. E’ bene che le coppie che decidono di provare ad avere un figlio ricorrendo alla fecondazione assistita si informino il più possibile sul centro a cui hanno deciso di rivolgersi, domandando quali trattamenti utilizza e la percentuale di successo.

Alle donne dopo gli “anta” che ricorrono alla fecondazione assistita solitamente si somministrano per 60 giorni dosi di vitamine antinvecchiamento, questo aiuta a individuare gli ovociti che possono essere fecondati. In aggiunta si pratica una resettoscopia dell’utero. L’intervento si effettua in giornata ed è indolore.

Anche se le probabilità di successo sono poche per due ragioni, gli esiti positivi non sono mancati e non è mancata nemmeno la soddisfazione e la gioia di coppie che hanno coronato il loro sogno di diventare genitori.

 

 

 

 

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