Psicologia infantile

Fa sempre i capricci..perché?

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di Emanuel Bongiovanni il
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Perché il bambino fa i capricci? Se lo chiedono molti genitori che spesso si “scontrano” con piccoli indisciplinati, non collaborativi e che pretendono tutto e subito.

Un esercito di urlatori tra gli 0 e i 4 anni che si lasciano andare a pianti, urla o piedi sbattuti per terra. Niente di apocalittico, semplicemente bambini che fanno capricci, ma se fino a un anno l’urlo o il pianto è una maniera per comunicare bisogni di importanza quotidiana, come il sonno o la fame, dal primo anno di vita in poi i capricci assumono una diversa funzione.

Perché i bambini fanno i capricci e soprattutto cosa vogliono comunicare?

I capricci fanno parte del processo evolutivo dei più piccoli, cui molti genitori farebbero volentieri a meno, una vera e propria tempesta emozionale che spesso coglie impreparati.

Il capriccio è lo strumento, o il mezzo, di cui dispone il bambino per dire che è arrabbiato e per testare, inconsciamente, la forza dell’adulto: ne saggiano i limiti per poter imporre la loro volontà, il vincitore di questa sfida di nervi, perché di sfida si tratta, terrà in pugno la situazione e avrà il comando della relazione. Scontato che il genitore non debba mai cedere per non perdere autorevolezza agli occhi del piccolo, che diventerebbe al contrario ingestibile.

Spesso la troppa indulgenza, dettata dal senso di colpa, se un genitore è spesso assente, o la stanchezza prodotta da una giornata snervante porta l’adulto a cedere alle intransigenze dei più piccoli, provocando un effetto boomerang nel loro rapporto. La debolezza del genitore nell’affrontare i capricci, provocherà l’insicurezza e la debolezza del bambino, come spiegano molti psicologi.

Si tratta di un lavoro quotidiano, adottato fin dalla tenera età: allora cosa fare quando un bambino fa i capricci?

Importante è capire se i capricci sono dovuti ad un bisogno fisiologico, come fame o sonno, casi in cui bisogna solo correre ai ripari, o se i capricci sono ingiustificati.

Inutile cercare di ragionare con le “piccole furie” nel mezzo del capriccio. Cercare di consolarli o arrabbiarci a propria volta, si otterrebbe solo l’effetto contrario: il proseguo della sceneggiata. Bisogna ignorare e non reagire, per quanto difficile possa essere. Specialmente in pubblico, affinché il bambino non percepisca la sensazione di difficoltà o imbarazzo dei genitori, disinnescando questa arma di ricatto. La fermezza nelle decisioni deve essere bilaterale: entrambi i genitori devono mantenere lo stesso metodo di comportamento, per non creare confusione ulteriore.

Secondo molti pediatri non bisogna imporgli sempre tutto, ma solo il fondamentale per l’educazione, si può concedere, a patto che non sia fatto quando il bambino fa i capricci.

In sintesi, mantenere la calma, non reagire alle provocazioni sonore, ma mantenersi fermi nelle decisioni, i “no” detti al momento giusto valgono molto di più di qualche carezza.

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