Gravidanza

Quali esami si fanno nel primo trimestre

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di Chantal De Honestis il
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Una volta scoperto di aspettare un bebè è necessario rivolgersi al proprio ginecologo per una visita generale.

Durante la visita il ginecologo pianificherà tutta una serie di esami ed accertamenti a cui la mamma dovrà sottoporsi durante tutte le 40 settimane di gestazione.

In questa sede ci soffermeremo sugli esami da fare nelle prime 12/13 settimane di gravidanza.

Questa visita aiuterà a sapere in anticipo se esistono alcuni fattori che possono creare dei rischi per la gravidanza. Verranno poi prese le misure, cioè la taglia ed il peso corporeo, la pressione arteriosa, verrà analizzato l’ addome e fatta una prima ecografia.

Questa ecografia, da non fare oltre l’ottava settimana, a volte preceduta dall’ecografia transvaginale, controllerà dove sia localizzata la gravidanza, evidenziando una eventuale gravidanza extrauterina, le condizioni del feto; rileverà eventuali anomalie, accerterà quanti sono i feti che si stanno formando e, infine, controllerà lo stato dell’utero e delle ovaie.

L’ecografia standard e quella ad alta risoluzione, in 3D o 4D, permettono di vedere in modo abbastanza nitido, lo stato del feto già a partire del primo trimestre di gravidanza. Se l’ecografia viene eseguita ad alta risoluzione sarà possibile vedere l’immagine tridimensionale o in movimento del bambino.

E’ importante sapere che l’ecografia ostetrica fa parte dell’iter obbligatorio delle analisi della gestazione e per questo è garantita dal sistema sanitario italiano.

A questo controllo fanno poi aggiunte una serie di esami del sangue, che sono:

– Gruppo sanguigno + fattore RH

– Test di Coombs indiretto che indica l’eventuale presenza di “anticorpi anti emazie” che potrebbero essere responsabili di emolisi (rottura dei globuli rossi) nel feto; nelle donne RH negative va ripetuto a cadenza mensile durante tutta la gravidanza.

– Esame emocromocitometrico: rivela presenza di anemia, carenza di piastrine ecc.

– AST, ALT, creatininemia, glicemia: sono indici funzionali del fegato, del rene e del metabolismo degli zuccheri.

– VDRL, TPHA, Toxotest, Rubeotest, HBsAg, Anti-HCV, Anti-HIV1-2: sono i marcatori delle seguenti patologie: Sifilide, Toxoplasmosi, Rosolia, Epatite B, Epatite C, AIDS.

*Virus Rosolia IgG ed IgM

Non serve farli se vi è documentata immunità, per pregressa infezione o per vaccinazione. Per verificarlo dovranno esserci IgG positive e IgM negative. Qualora le IgM del prelievo in gravidanza fossero positive riferirlo immediatamente: significa che l’infezione è recente, o in atto, e quindi pericolosa per la gravidanza, per questo si effettua il rubeo-test

*Toxoplasmosi IgG ed IgM

Non serve farli se vi è immunità pregressa, ovvero IgG positive e IgM negative.

In caso di IgG ed IgM negative ripetere ogni mese fino al parto, così da poter diagnosticare precocemente l’eventuale acquisizione dell’infezione in gravidanza ed attuare tutte le norme di igiene necessarie (lavarsi bene le mani prima di mangiare, lavare molto bene le verdure, non mangiare carni crude nè insaccati non cotti. E nemmeno formaggi artigianali e uova crude)

Se le IgM sono positive, nel prelievo in gravidanza, riferirlo al ginecologo appena siete in possesso degli esami

– Esame urine: rivela la presenza di eventuali alterazioni renali. Può suggerire la presenza di infezione delle vie urinarie o della presenza del diabete.

– Pap-test: può essere omesso se effettuato negli ultimi due anni

– Treponema pallidum anticorpi TPHA

– Treponema pallidum anticorpi anticardiolipina

– Virus immunodeficienza. acquisita HIV 1-2 anticorpi

Tutti questi esami, secondo il decreto Legge 10-9-98 sono esenti, quindi a carico del Servizio Sanitario Locale.

Il ginecologo può decidere di prescrivere inoltre:

–    citomegalovirus IgG ed IGM (herpes virus che se contratto in gravidanza potrebbe causare problemi, anche seri, per il feto)

non serve farlo se vi è immunità pregressa se cioè ci sono IgG positive e IgM negative.

Qualora le IgG ed IgM fossero negative, il prelievo va ripetuto dopo un mese per diagnosticare precocemente l’eventuale acquisizione dell’infezione in gravidanza e seguire le indicazioni del ginecologo. Solo con IgM positive riferirlo al ginecologo appena in possesso degli esami

–    elettroforesi dell’emoglobina e resistenze osmotiche globulari

servono a valutare se la madre è portatrice di anemie congenite come la talassemia o anemia mediterranea o altre.

Questi esami, a meno che non ci si trovi di fronte ad una gravidanza a rischio non sono a carico del Servizio Sanitario Locale.

Infine, soprattutto se la gravidanza avviene dopo il 35° anno, in questo caso sono a carico del Servizio Nazionale Locale, esistono una serie di indagini prenatali atte a verificare eventuali malformazioni fetali e sono: translucenza nucale, villi coriali, tritest/bitest o amniocentesi

La translucenza nucale: è la misurazione dello spessore nucale del feto preferibilmente in un’epoca gestazionale compresa fra la 11° e la 14° settimana di gestazione (epoca ideale 12), anche se spesso i casi positivi si identificano precocemente, anche alla 8 – 9 settimana.

Villocentesi: prelievo di un campione di tessuto placentare attraverso due procedure, transaddominale o transcervicale. Con questa tecnica si eseguono indagini citogenetiche per la diagnosi di malattie cromosomiche o per la diagnosi di sesso nel caso di malattie legate al cromosoma X. Il Prelievo dei Villi Coriali si può effettuare dalla 11° settimana.

Tritest e bitest: entrambi test biochimici non invasivi cioè realizzati con semplici misurazioni ecografiche e/o prelievi di sangue venoso che possono essere eseguiti anche in epoca precoce e che spesso, in caso di risultati positivi vengono poi accompagnati dai test invasivi quali prelievo dei villi o amniocentesi.

L’amniocentesi è l’esame che prevede la puntura del sacco amniotico per il prelievo di liquido amniotico al fine di controllare la mappa cromosomica e quindi il sesso del nascituro. Questo esame viene eseguito dopo la 12° settimana di gestazione.

 

 

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