Parto

Epidurale: si o no?

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di Giusy Ragni il
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Il supporto analgesico dell’epidurale oggi è molto richiesto, soprattutto al Nord d’Italia, dove quasi una donna su due fa la visita in ambulatorio per usufruirne durante il parto, salvo poi non averne bisogno perché arriva in ospedale a dilatazione già completata o perché nel frattempo ha cambiato idea in merito all’analgesia.

Purtroppo nel nostro Paese è ancora poco diffusa perché garantire l’epidurale a tutte le donne in travaglio comporta per un ospedale grosse difficoltà di carattere pratico-organizzativo: perché è un’analgesia particolare,  che richiede la presenza di specialisti, magari anche per molte ore,  dato lo svolgimento imprevedibile del parto. Molte donne invece non la richiedono perché esiste il pregiudizio che sia un presidio medico pericoloso per la salute della partoriente.

Invece è bene sapere che se eseguita da personale specializzato e scrupoloso, è una tecnica assolutamente sicura, unica complicanza rilevata è una leggera cefalea.
L’epidurale trova applicazione anche per la terapia del dolore post-operatorio o del dolore cronico, è una pratica che da molti anni,  in Italia come in America e Inghilterra è approvata, consolidata e consigliatissima. Spesso l’epidurale e i suoi effetti vengono paragonati al parto pilotato, ma non è cosi, questo tipo di analgesico toglie il dolore ma non le sensazioni neurali come quella di spingere, in questo modo la donna è più attiva, perché è più rilassata.

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