Educare un figlio

Educare figli responsabili

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di Michela Gregoris il
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Quali sono le strategie migliori per educare figli responsabili? Sicuramente il punto di partenza è essere genitori responsabili. E con responsabilità qui si intende imparare e insegnare ad assumersi le proprie colpe, ma con serenità, e anche i propri meriti, in vista di un accrescimento dell’autostima che, di giorno in giorno, va coltivata e costruita.

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Sicuramente molto è cambiato dai modelli educativi di un tempo, con i pro e i contro che si possono vedere nella vita di tutti i giorni, ma uno degli aspetti che può beneficiare di questo mutamento è senz’altro quello della comunicazione. La comunicazione genitori-figli non è più unidirezionale come poteva essere in passato, quindi fatta di soli rimproveri, lezioni, ramanzine, ma è e dovrebbe essere una comunicazione a doppio senso, dove anche il bambino ha la possibilità di esprimere opinioni, dove è possibile ragionare insieme su eventuali problemi e dove il processo decisionale può essere un processo condiviso.

Naturalmente ogni passo va fatto anche consapevoli dell’età dei nostri figli: quando si parla di far partecipare un bambino in un processo decisionale, questo può andar bene solo in occasioni alle quali è giusto e naturale che lui abbia voce in capitolo, e solo in quei casi in cui il bimbo possa comprendere appieno di che cosa si sta rendendo “responsabile”.
Anche nelle questioni più delicate, però, quelle in cui le nostre decisioni ricadono sui nostri figli senza che loro possano avere voce, è necessario e auspicabile un altro tipo di comunicazione: ovverosia, spiegare ai figli quali sono i motivi che ci hanno portato a una data scelta, rispondere alle sue domande e alle sue perplessità.

Un altro punto importante nella crescita di un figlio responsabile è la giusta “cultura dell’errore”: gli sbagli si fanno e ne siamo tutti soggetti, ma ne siamo anche responsabili. Evitare di innescare comportamenti che deleghino la colpa dei loro errori ad altri (per esempio, una nota perché la maestra è cattiva e non perché il bambino ha sbagliato), ma piuttosto invitare i figli a ragionare sul motivo per il quale l’errore è accaduto (distrazione, svogliatezza) e a riconoscere che con un maggiore impegno non solo si evita l’errore ma si guadagna anche in serenità.

I figli vanno quindi corretti quando cercano di evitare di assumersi la colpa, ma non per forza sgridati, quanto guidati nel comprendere che l’errore si è fatto e invece che piangersi addosso quello che conviene fare è trovare soluzioni.

Essenziale è inoltre evitare di svolgere i compiti (di qualunque genere: scolastici, ma anche in ambito familiare, come riordinare i giocattoli) al posto loro: anche questo aiuta ad assumersi le proprie responsabilità, e a evitare che ci sia sempre qualcuno che “al limite” risolve i problemi al posto loro.

Un’ultima raccomandazione è quella di essere dei modelli di coerenza e responsabilità: se voi per primi non solo ammettete i vostri errori, ma dimostrate che dagli errori si può uscire integri, risolvendoli, dimostrerete anche che siamo noi, e sono loro, a poter guidare la propria vita, e non che tutto debba per forza dipendere da altri. In questo modo, accresceranno la sicurezza in se stessi e impareranno a responsabilizzarsi nei vari ambiti della vita quotidiana.

 

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