Salute Mamma

E’ vero che più a lungo si allatta, meno sono i problemi di salute?

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di Carla Pistone il
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Verità e pregiudizi sull’allattamento prolungato

 

La pratica dell’allattamento al seno del proprio bambino anche molti mesi dopo l’inizio dello svezzamento è circondata da diversi pregiudizi che riguardano non solo lo sviluppo del bambino – si teme di “viziarlo” o che non mangi abbastanza essendo già sazio del latte materno – ma anche la salute della madre: i timori più diffusi sono che l’allattamento prolungato danneggi la vista della madre e comprometta le sue riserve di calcio.

Questi timori sono del tutto infondati: tanto per cominciare, non è stata trovata alcuna correlazione scientifica tra allattamento al seno e miopia della madre; si tratta di una strana credenza tutta italiana, che negli altri Paesi non esiste!

In secondo luogo, l’allattamento al seno non soltanto non compromette le riserve di calcio della madre, ma la protegge dall’osteoporosi: è stato infatti osservato che le donne che allattano per lunghi periodi hanno una massa ossea maggiore rispetto a quelle che non hanno mai allattato.

La verità è che allattare fa bene e che l’allattamento prolungato produce benefici tempo-dipendenti sulla salute delle mamme, vale a dire vantaggi tanto maggiori quanto più è protratto il periodo di allattamento. Benefici che non si esauriscono nell’effetto anti – osteoporosi, difatti gli studi effettuati a questo proposito hanno anche rilevato che:

– il rischio di cancro al seno diminuisce del 4,3% per ogni anno di allattamento, a causa della presenza nel latte materno di una particolare forma di acido linoleico che ha dimostrato in vitro un effetto anti-cancerogeno sulle cellule dei tumori mammari;

– diminuisce l’incidenza dei tumori dell’ovaio e dell’utero: in particolare per il cancro dell’utero è stato osservato che una durata totale di più di 72 mesi di allattamento al seno riduce il rischio addirittura del 75%;

– l’allattamento prolungato riduce la probabilità che la madre contragga un’anemia, perché allunga il periodo di amenorrea conseguente alla gravidanza e al parto; inoltre, se si allatta il bambino al seno subito dopo la sua nascita, per la madre diminuisce anche il rischio di emorragie;

– l’allattamento al seno ha un effetto benefico nei confronti dell’artrite reumatoide e dell’endometriosi;

– le donne che allattano al seno recuperano più velocemente il peso forma perduto con la gravidanza, rispetto alle donne che non allattano.

Sembra proprio che la natura abbia predisposto un meccanismo con cui, attraverso il latte materno, la mamma protegge il bambino e il bambino protegge la mamma, e che l’allattamento al seno sia vitale per la salute e il benessere di entrambi. Allora perché smettere di allattare?

A dispetto dei pregiudizi e dei condizionamenti sociali sull’allattamento prolungato, le organizzazioni nazionali ed internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF raccomandano di allattare esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita del bambino e di proseguire poi con l’allattamento parallelamente all’introduzione dei cibi solidi nella dieta del piccolo fino al compimento del suo primo o secondo anno di età, oppure fino a quando madre e figlio lo desiderano.

Tuttavia non tutte le donne possono o desiderano mettere in pratica queste raccomandazioni; alcune avvertono prima la necessità di interrompere volontariamente l’allattamento al seno oppure, anche se allattano volentieri, le circostanze – per esempio gli orari di lavoro – glielo impediscono. Non è il caso di drammatizzare, però: aver allattato al seno per un certo periodo – siano stati giorni, mesi o anni – rappresenta comunque un’esperienza benefica e preziosa per il benessere della mamma e del suo bambino.

 

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